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foto d'archivio
MENDRISIO
31.05.19 - 08:060
Aggiornamento : 10:03

L'infermiere fotografava anche le parti intime delle pazienti

Nuove rivelazioni sull'ex infermiere dell'ospedale Beata Vergine. L'uomo, un 44enne ticinese, è in carcere dallo scorso 5 dicembre con le accuse di maltrattamenti e tentato omicidio

MENDRISIO - Era finito in manette lo scorso 5 dicembre. Inizialmente era sospettato di maltrattamenti. In seguito, addirittura, anche di omicidio. Ora sul conto dell’ex infermiere dell’ospedale Beata Vergine di Mendrisio si aggiunge un nuovo inquietante capo d’accusa. L’uomo avrebbe, infatti, fotografato con il cellulare parti anatomiche di alcune pazienti, inviandole in seguito a terze persone. I famigliari sarebbero stati chiamati nelle scorse settimane dai vertici dell’ospedale e avrebbero visionato le immagini per il riconoscimento. Stando a nostre informazioni, le parti lese avrebbero già sporto denuncia.

Una personalità complessa – La Magistratura si trova di fronte a una personalità incredibilmente complessa. E col passare delle settimane gli scheletri nell’armadio dell’operatore sanitario, un 44enne ticinese, si sono moltiplicati. Passando al setaccio le cartelle cliniche dei suoi pazienti si è a un certo punto fatta strada l’ipotesi che l’uomo avesse alterato volontariamente il dosaggio di alcuni farmaci.

Una lista infinita di presunti reati – Il 44enne si trova tutt’ora in carcere. Il sostituto procuratore generale Nicola Respini ipotizza nei suoi confronti gli addebiti di omicidio intenzionale, subordinatamente omicidio colposo, lesioni gravi, coazione, lesioni semplici e vie di fatto reiterate. Ma non sembra essere tutto. Come riferito, le immagini di alcune parti intime scattate ad alcune pazienti aprirebbero un ulteriore scenario sulla condotta dell’ex collaboratore del Beata Vergine. L’Ente ospedaliero cantonale, contattato da tio/20minuti, non ha commentato le nuove rivelazioni emerse sul caso.

«L’EOC collabora fin dall’inizio con il Ministero pubblico e si attiene al divieto d’informare che gli inquirenti hanno imposto nei suoi confronti», evidenzia Mariano Masserini, portavoce dell'EOC.

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