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LUGANO
23.05.19 - 15:330
Aggiornamento : 21:09

«Quante volte si fa sesso col partner solo per dovere coniugale»

Una donna su cinque in Svizzera afferma di subire violenza sessuale. Ma qual è il confine? La specialista Kathya Bonatti si interroga sul recente studio che sta facendo discutere tutto il Paese

LUGANO – «Attenzione a parlare di violenza sessuale… Non si può fare di ogni erba un fascio». A puntualizzarlo è la sessuologa Kathya Bonatti, di fronte alla recente indagine condotta dall’istituto gfs.bern per conto di Amnesty International. In Svizzera una donna su cinque subirebbe violenza sessuale. «Ed è assolutamente importante parlarne – commenta la specialista –. Il mio dubbio, tuttavia, è che si sia voluto mettere tutto in un unico calderone».

Il 22% delle donne interpellate ha subito atti sessuali indesiderati almeno una volta nella vita. Che ne pensa?
Certe terminologie sono davvero troppo generiche. E non va bene. Per il codice penale svizzero esiste una differenza tra coazione, violenza carnale e molestie. Questo andrebbe sempre evidenziato.

La sento critica verso questo genere di studi. È così?
Dico solo che bisogna sempre fare una distinzione chiara ogni volta che si parla di violenza, stupro e molestie. Altrimenti si aumenta la percezione di un fenomeno già di per sé purtroppo molto diffuso.

A un certo punto nello studio si dice che il 7% delle intervistate è stato costretto con la forza ad avere rapporti sessuali… 
Appunto. Si dovrebbe parlare di stupro solo ogni volta che c'è l'uso della forza, unita a minacce. Come anche nel caso di coazione sessuale. I media devono stare molto attenti a non travisare i risultati di queste ricerche.

Lo studio comprende, in qualche modo, anche le violenze consumate tra le mura di casa…
Quante volte all’interno di un matrimonio si hanno rapporti sessuali col partner per dovere coniugale? Lì è davvero difficile stabilire il confine e il grado di un’eventuale violenza.

Dunque da sposati, o da conviventi, tutto è lecito?
No. Precisato questo, una donna ha sempre il diritto di dire no. Anche all’interno di un matrimonio e, più in generale, di una relazione.

Un’alta percentuale di donne non denuncia le violenze subite. Perché?
Per evitare la vittimizzazione secondaria. Quindi di passare da vittima a co responsabile. Inoltre, raccontandolo a terze persone, c’è la paura di rivivere il trauma. Io consiglio sempre alle vittime di rivolgersi senza esitazioni ai centri specializzati per avere un supporto psicologico e legale. Senza alcuna esitazione.

L’obiettivo di Amnesty era soprattutto quello di parlare pubblicamente di un fenomeno ancora troppo nascosto. E di smuovere le acque a legislativo.
Su questo sono d’accordo. Ma non confondiamo mai la molestia con lo stupro. Anche per rispetto di chi uno stupro lo subisce davvero. Se proprio vogliamo essere fiscali allora anche la circoncisione è un atto di violenza sessuale se non c’è il consenso del diretto interessato, che deve dunque essere una persona adulta. Idem per le mutilazioni genitali femminili, paragonabili a un vero stupro. Queste realtà,  purtroppo, sono presenti anche in Svizzera.  

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