La raffica di scatti
CANTONE
10.05.19 - 06:060
Aggiornamento : 08:50

La foto esplosiva: «Stop ai kalashnikov di casa nostra»

L'avvocato Paolo Bernasconi in posa con un'arma da guerra per denunciare «il supermercato svizzero delle armi». Assieme ad altri ex magistrati sostiene il Sì al tema in votazione il 19 maggio

VOTAZIONE FEDERALE

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Questi sondaggi non hanno, ovviamente, un valore statistico. Si tratta di rilevazioni aperte a tutti, non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno quindi l'unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità.

LUGANO - Di fronte alla richiesta, l'armaiolo lo guarda quasi rassegnato: «Me lo chiedono tanti turisti di farsi scattare una foto con un kalashnikov. Tutti basiti che in tutta la Svizzera fucili mitragliatori e altre armi da guerra in vetrina siano anche in vendita». E allora prende dalla scansia l'arma che Bin Laden teneva sempre accanto, come un marchio di fabbrica, e la porge all'avvocato Paolo Bernasconi.

Ufficiale di fanteria, fucile e pistola Bernasconi li aveva in casa. Ma è come procuratore pubblico che ha toccato con mano il lato oscuro del mercato delle armi: «Ne ho visti tanti di fucili simili, negli arsenali di mafiosi, riforniti in Svizzera e sequestrati nei Paesi vicini. Ecco perché ho votato sì, perché nemmeno un solo poliziotto o guardia di confine sia vittima di fucili da guerra venduti in negozi di casa nostra». Negli scorsi giorni assieme una nutrita schiera di ex magistrati ticinesi, in passato suoi colleghi di trincea, si era apertamente pronunciato a favore della "Trasposizione nel diritto svizzero di una modifica della direttiva UE sulle armi". Il tema caldo in votazione il prossimo 19 maggio. «Siamo liberi perché abbiamo il coraggio di disarmare criminali che si servono nel supermercato svizzero delle armi» dice l'avvocato. Che, sia detto, per inciso, alla fine il kalashnikov l'ha lasciato nel negozio.

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