BLENIO
26.04.19 - 11:100
Aggiornamento : 15:10

L’artista protesta davanti all’edicola: «Così si uccide un luogo di aggregazione»

Nel chiosco di recente è intervenuta la polizia. Troppe lamentele per quei tavolini: “concorrenza sleale” verso i ristoranti. Lo scultore Christian Kirchhofer: «Le autorità facciano dietrofront»

OLIVONE – «Così si uccide un luogo di aggregazione. E io protesto. Pacificamente, ma protesto». Christian Kirchhofer, scultore ultra 70enne, ha lo spirito ribelle. E non ci sta ad accettare quanto accaduto di recente al chiosco “L’edicola” di Olivone. Martedì scorso nel negozietto si è presentata la polizia. Chiedendo l’immediato sgombro di alcune sedie e alcuni tavolini. «L’agente – spiega la responsabile Elena Ferrari – mi ha detto che c’erano state troppe lamentele da parte di ristoratori della zona. Insomma, secondo determinate persone, stavamo facendo concorrenza sleale verso i ristoranti».  

La macchinetta self service – Nel chiosco, oltre a giornali, riviste e sigarette, Elena Ferrari ha semplicemente una piccola macchinetta del caffè. Self service. «I tavolini li avevo piazzati per fare in modo che gli anziani del posto, o magari qualche mamma, o semplicemente un turista, si potessero fermare un attimino dopo avere acquistato il giornale. Per mettere le cose in chiaro, un anno e mezzo fa, avevo pure chiesto certezze al Cantone. Non ho nulla di scritto. Mi avevano detto che se non avessi fatto concorrenza a bar e ristoranti, non ci sarebbero stati problemi».

Per un pugno di caffè – Due tavoli all’interno e uno all’esterno. Eliminati, travolti, da beghe di paese. Storie di invidie. Di gelosie. Per un pugno di caffè. Magari anche per qualche acqua minerale o te freddo. Difficile sentire la versione delle altre campane. Anche perché non si sa esattamente da chi siano partite le segnalazioni. Nel villaggio bleniese, da questo punto di vista, regna l’omertà più assoluta.

Il filosofo – Chi ha deciso di esporsi è invece Kirchhofer, frequentatore del chiosco e noto anche per avere vissuto a lungo, in passato, nei locali della storica ex fabbrica di cioccolato Cima Norma di Torre. «Io queste cose non le capisco – sospira –. Come si fa a chiamare la polizia per una cosa del genere? In molti nemmeno lo bevevano, il caffè. Si sedevano lì e leggevano il giornale che avevano appena comprato. Chiacchieravano, commentavano le notizie. E basta. Voglio sensibilizzare le autorità a fare dietrofront. Anche perché allora nella valle ci sarebbero tanti altri presunti abusi da sanzionare».

Un punto di incontro – Qualche giorno fa l’artista si è fatto fotografare di spalle mentre, su una sedia, se ne stava tranquillamente seduto davanti all’edicola. Un gesto simbolico. E un invito al buonsenso. L’immagine ha ricevuto diversi consensi sui social network. «Apprezziamo molto il gesto di Kirchhofer – commenta Elena Ferrari –. La gente oggi ha bisogno di punti di incontro. I miei clienti comunque continuano a venire da me. E il caffè se lo bevono in piedi. Mi hanno fatto levare tavoli e sedie. Ma la macchinetta self service non me la può fare togliere nessuno».

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