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L'ingresso della Procura
CANTONE
12.04.19 - 08:010
Aggiornamento : 11:49

Candidato, silurato e querelato

Escluso dal Parlamento per una manciata di voti, un professionista e consigliere comunale è accusato di amministrazione infedele da un imprenditore italiano

LUGANO - Sono giorni sfortunati per uno dei candidati “silurati” alle elezioni di domenica. Escluso per una manciata di voti dal Parlamento, nelle stesse ore il nome del politico finiva lunedì sul tavolo della Procura di Lugano: proprio mentre nella capitale avveniva lo spoglio delle schede elettorali. 

La denuncia risale a prima delle elezioni, e precisamente a venerdì. Il candidato, amministratore di diverse società e attivo anche come consigliere comunale, è accusato da un ex cliente di amministrazione infedele e sottrazione di fondi. I fatti risalgono a due anni fa: il denunciante è un imprenditore italiano, titolare di un'agenzia di assicurazioni con sede a Chiasso. Si era rivolto al politico per costituire una società affidandogli la contabilità della nuova azienda, che ha aperto i battenti a fine 2016. 

I problemi «sono insorti dopo un paio di mesi» ha raccontato a tio/20minuti l'imprenditore. «È semplicemente sparito accampando delle scuse. Per un anno non si è fatto vedere né sentire, non ha più risposto alle nostre telefonate». L'azienda si è quindi affidata a un nuovo amministratore, scoprendo che i conti della società erano stati svuotati di 20mila franchi: tutto il capitale sociale. 

L'ex cliente si è rivolto alla Procura, non prima di avere atteso «per circa un anno» un risarcimento dal contabile. Ma per quest'ultimo i guai non finiscono qui: a suo nome risultano intestate diverse società nei Grigioni, a Roveredo, tutte al medesimo indirizzo. L'Ispettorato del lavoro e l'Ufficio della migrazione di Coira hanno condotto accertamenti, e si sono imbattute soltanto in una bucalettere.

«Ci ha preso in giro, e chissà quanti altri» protesta l'ex cliente. «Ci siamo fidati anche del suo ruolo pubblico, che sbandierava come una garanzia». Da noi contattato, l'ex candidato conferma di avere collaborato con il denunciante, ma rispedisce «tutte le accuse al mittente» dicendosi «tranquillo e a disposizione della magistratura per qualsiasi chiarimento».  

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