Sara (a destra) con la sua compagna Tania e il passeggino di Martina
CANTONE
02.05.19 - 06:070
Aggiornamento : 16:07

Due mamme, due papà: «Almeno quattro richieste d'adozione del figlio del partner»

In un caso la domanda è già stata accolta, fa sapere l'Ufficio della protezione. Sara: «Ho fatto richiesta subito e aspetto ancora»

BELLINZONA - Due mamme. Due papà. Dal 1° gennaio 2018 le “famiglie arcobaleno” svizzere dispongono di uno strumento per vedersi riconosciute dalla legge: l’adozione del figlio del partner. Prima di quella data, anche se avevano cercato e cresciuto un figlio insieme, i componenti di una coppia omosessuale non avevano modo di riconoscere entrambi il bambino. Solo uno dei due, generalmente il genitore biologico, era madre o padre. Ora, invece, l’altro partner registrato può adottare il cosiddetto figliastro.   

In Ticino richieste «nell’ordine delle unità» - Dall’introduzione di questa riforma, l’associazione Famiglie arcobaleno stima che in tutta la Svizzera siano state presentate circa 250 richieste di adozione del figlio del partner, ma i cantoni rimangono restii a fornire dati a riguardo per il momento. Per il Ticino, la direttrice dell’Ufficio dell’aiuto e della protezione, Sabina Beffa, fa sapere a tio/20 minuti che il numero delle richieste presentate è nell’ordine delle unità e che, in un caso, l’adozione è già stata decretata. Stando a Famiglie arcobaleno, sarebbero «almeno quattro» le coppie impegnate in questo processo in Ticino, due composte da donne e due da uomini.

Sara ha fatto domanda subito - Sara Bonora, portavoce di Famiglie arcobaleno per il Ticino, ha fatto lei stessa domanda d’adozione non appena è stato possibile. «Madre di Martina da prima che nascesse», vorrebbe che anche lo Stato la riconoscesse come tale insieme alla sua compagna Tania. «Io ho inoltrato la domanda subito. La legge è entrata in vigore il 1° gennaio 2018 e io il 2 o 3 gennaio ho spedito tutto - racconta -. Oggi non è ancora finita». Un processo piuttosto lungo, insomma, che prevede diversi passaggi e valutazioni, ma nessun corso, come nel caso delle adozioni di bambini estranei alla coppia (aperte solo alle coppie eterosessuali sposate).

«Un calvario imbarazzante» - Sara non esita comunque a definirlo «un calvario imbarazzante»: «C’è qualcuno che deve decidere se siamo o no genitori, è micidiale. Mia figlia è il centro della mia vita», sottolinea. Nel concreto, lei e Tania hanno dovuto, tra le altre cose, sostenere quattro colloqui e incontrare uno psicologo oltre che essere valutate da un’assistente sociale che ha fatto loro visita a casa. Secondo Sara, quelle come la sua dovrebbero «essere riconosciute come famiglie subito», ma «non si può cambiare la mentalità della gente da un giorno con l’altro. Solo un passettino alla volta».

«Considerati famiglie di serie B» - La sensazione della nostra interlocutrice, del resto, è che anche i servizi cantonali preposti a sbrigare la pratica - «oberati, si vede» da tanti casi veramente «problematici» - siano «impreparati» a gestire simili incarti: «Anche loro ammettevano che si trattava di una procedura nuova e non sapevano come intervenire», sostiene. «Ci siamo sentiti dire frasi del tipo “Il Comune non ha segnalato all’ARP questa situazione” - aggiunge -: è ovvio che non l’abbia segnalata perché il municipio segnala le situazioni di disagio, ma qui non c’è nessun disagio». E accusa: «Era palese che fossimo considerati famiglie di serie B».

Un’«esperienza» per gli assistenti sociali - Maggiore disponibilità Sara l’ha riscontrata nell’assistente sociale che l’ha seguita: «Ci spiegava che cercano di fare in modo che ogni assistente sociale segua al massimo una di queste pratiche così che tutti facciano un’esperienza e portino il loro feedback alle loro riunioni», afferma.

Famiglie arcobaleno: «Per questo è importante il matrimonio per tutti» - Riguardo al riconoscimento di queste famiglie, Famiglie arcobaleno ricorda come, al momento, sia in corso la procedura di consultazione per il “matrimonio civile per tutti”, che permette l’accesso al matrimonio anche alle coppie omosessuali: «È importante che sia introdotto il matrimonio per tutti con la possibilità di accesso alla donazione di sperma e il riconoscimento del bambino dalla nascita», afferma la presidente dell’associazione, Maria von Känel. «Solo così si otterrebbe la parità con le coppie eterosessuali, che è l’obiettivo del matrimonio per tutti», aggiunge. La procedura di consultazione si chiuderà il 21 giugno prossimo. 

Una giornata informativa a Lugano - Domenica 5 maggio, per la Giornata Internazionale dell'eguaglianza delle famiglie, la sua associazione e Imbarco Immediato organizzano allo Spazio 1929 di Lugano un incontro aperto a tutti con merenda e intrattenimento per bambini dalle 15 e tavola rotonda sul tema dalle 16. 

L’Ufficio della protezione: «Gli stessi requisiti delle altre adozioni» - L’Ufficio dell’aiuto e della protezione ricorda che per l’adozione del figlio del partner sono previsti «gli stessi requisiti degli altri tipi di adozione». La riforma entrata in vigore il 1° gennaio 2018, del resto, si limita a estendere l’adozione del figlio del coniuge - finora possibile solo per le coppie eterosessuali sposate - alle coppie omosessuali in unione domestica registrata e a quelle conviventi eterosessuali o omosessuali. In particolare la coppia deve vivere in comunione domestica da almeno tre anni, la differenza di età tra la persona che adotta e l’adottando deve in linea di principio essere compresa tra i 16 e i 45 anni e l’adottando non deve già avere un secondo genitore. In Svizzera, l’adozione nazionale o internazionale di bambini estranei alla coppia rimane invece riservata alle coppie eterosessuali sposate.

La procedura dura «6-12 mesi» - La procedura di adozione del figlio del partner dura «6-12 mesi», fa sapere la direttrice dell’Ufficio dell’aiuto e della protezione, Sabina Beffa: «Dipende anche dalla tempestività delle coppie nel fornire le informazioni richieste», precisa. Il costo, per quanto di competenza del suo ufficio, è di 850 franchi: «150.- di costi amministrativi e 700.- per l’accertamento sociale», dettaglia la responsabile.

«Poco più di una decina» di richieste di coppie conviventi eterosessuali - Come detto, dal 1° gennaio 2018 anche le coppie eterosessuali conviventi possono accedere all’adozione del figlio del partner. L’Ufficio dell’aiuto e della protezione ticinese parla di «poco più di una decina» di richieste dall’introduzione della riforma: «In tre casi l’adozione è stata decretata, in un caso la coppia ha rinunciato e negli altri la procedura è in corso», spiega la direttrice. Secondo i dati dell’Ufficio federale di statistica, in Ticino nell’ultimo decennio il numero di richieste di adozione del figliastro da parte di coppie sposate si è aggirato anch’esso sulla decina all’anno.

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