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BELLINZONA
24.03.19 - 18:580

Syndicom: «La politica intervenga con più forza»

L'assemblea chiede un intervento politico in alcuni settori, tra cui la Posta, Swisscom e i media

BELLINZONA - L'assemblea di syndicom Ticino e Moesano, riunita ieri a Bellinzona, chiede un intervento politico più incisivo in tutti i suoi settori. Alla Posta, rivolge un appello alla nuova direttrice del DATEC, Simonetta Sommaruga, affinché intervenga con una moratoria immediata riguardante tutte le decisioni che comportano una diminuzione dei servizi postali. Per quanto riguarda Swisscom, lancia un appello alle forze politiche affinché intervengano per evitare lo smembramento di un'azienda della Confederazione. E nei media, chiede che la politica intervenga nel mercato editoriale: «la democrazia elvetica è in pericolo».

Il presidente di syndicom Daniel Münger ha ricordato il ruolo del servizio pubblico, più importante che mai per regioni periferiche come il Ticino. «Il servizio pubblico è un bene del popolo che va sviluppato», ha affermato Münger «la digitalizzazione può portare vantaggi, ma senza un servizio universale (non solo Posta e telecomunicazioni, ma anche l'informazione, l'acqua, la sanità e così via) vengono a mancare le basi della convivenza civile. Per questo syndicom sostiene all'interno di USS una proposta per ridefinire il concetto di servizio pubblico».

L'assemblea ha ribadito un intervento politico deciso alla Posta, «dove il processo di chiusura degli uffici postali è stato soltanto rallentato grazie alla tenacia e all’opposizione di molti municipi, comuni e cittadini. Le continue riorganizzazioni stanno portando a soppressioni di posti di lavoro». Per questo, l’assemblea di syndicom ha rivolto un appello alla nuova direttrice del DATEC, Simonetta Sommaruga, affinché intervenga con una moratoria immediata riguardante tutte le decisioni che comportano una riduzione dei servizi postali e il peggioramento delle condizioni di lavoro. In particolare, l'assemblea ha lanciato un appello all'USS affinché sostenga l'iniziativa dell'USS Sezione Ticino a favore del ripristino delle regie federali.

Swisscom - L’assembla ha sostenuto anche il personale di Swisscom Ticino che, tramite una petizione firmata da più di 300 collaboratori, ha chiesto a Swisscom di mantenere i posti di lavoro all’interno dell’azienda, evitando esternalizzazioni orientate solo all’ottenimento di maggiore profitto. Swisscom non intende in futuro limitare la soppressione di posti di lavoro. Ha infatti già annunciato un’ulteriore riduzione dei costi nei prossimi anni (100 milioni di franchi per il 2019 e altrettanti per il 2020). Per questo, i rappresentanti di syndicom hanno lanciato un appello alle forze politiche cantonali e nazionali affinché intervengano per evitare lo smembramento di un’azienda di proprietà della Confederazione.

Media - Infine, syndicom ha chiesto che la politica intervenga finalmente con forza nel mercato editoriale. Come ribadito dall’ex consigliera federale Doris Leuthard al momento dell’annuncio delle sue dimissioni, «senza i media la democrazia elvetica così come la conosciamo cesserebbe di esistere». «La situazione è preoccupante, se pensiamo che nel 2018 abbiamo assistito alla ristrutturazione dell’Agenzia telegrafica svizzera (ATS), al fallimento di Publicitas e del Giornale del Popolo, alla chiusura della versione cartacea di Le Matin. E inoltre, il gruppo CH Media ha annunciato il taglio di 200 posti di lavoro nei prossimi due anni. In questo contesto, gli ingranaggi della nostra democrazia diretta rischiano di incepparsi». Per questo, l’assemblea ha chiesto che la politica persegua obiettivi che consentano di avere condizioni quadro migliori per gli operatori dei media (senza contratto collettivo da più di dieci anni), maggiore trasparenza per i gruppi editoriali e finanziamento diretto a figure che garantiscano l’accesso a informazioni verificate per salvaguardare il buon funzionamento della democrazia.

L'assemblea si è conclusa con una breve conferenza dell'economista Amalia Mirante sulla Gig Economy, l'economia dei "lavoretti" basata sulle piattaforme online, «una realtà sempre più presente anche nei nostri settori che rischia di far retrocedere i diritti dei lavoratori ai tempi del "cottimo"».

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