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CHIASSO
21.03.19 - 06:030
Aggiornamento : 26.03.19 - 06:51

«Qui ci si picchia per una sigaretta»

Litigi tra asilanti nei centri di accoglienza ticinesi. A Chiasso la situazione «è migliorata». Tensioni nel bunker di Camorino

CHIASSO - «Maxi rissa al centro asilanti. Una cinquantina di ospiti vengono alle mani». È la cronaca del 13 maggio 2008, circa un decennio fa, quando dentro e fuori i cancelli dell’edificio in via Primo Agosto i disordini più seri avevano cadenza - in certi periodi - quasi settimanale.

289 interventi in Svizzera - Un altro mondo, oggi la situazione appare decisamente migliorata anche se la violenza nei centri per richiedenti l’asilo in Svizzera resta un problema, come testimoniano le 289 volte in cui la Polizia è dovuta intervenire lo scorso anno.

«Colpa dell'ambiente» - I problemi? «Non è sorprendente che i conflitti nei centri d’asilo degenerino» ha detto a 20Minuten Alberto Achermann, presidente della Commissione nazionale contro la tortura, che regolarmente ispeziona questi luoghi. Achermann cita «come fattori delle controversie i problemi psichici, le proteste di gruppo, l’alcol, la mancanza di opportunità di lavoro, i litigi per le esigenze d’igiene». E poi ci sono screzi legati alla nazionalità degli ospiti.

«Situazione tranquilla» - Nel Centro registrazione e procedure di Chiasso oggi le cose sembrano migliorate. «Possiamo confermare che la situazione generale nel Crp è tranquilla» dice Katrin Schmitter, portavoce della Segreteria di Stato della migrazione. A sostegno la Sem porta le cifre degli interventi di polizia avvenuti al Centro di Chiasso: nel 2018 gli agenti della cantonale sono dovuto entrare in azione 6 volte; nel 2017 ci sono stati 3 casi e nel 2016 qualcuno in più, 8. La maggior parte dei litigi – l'80 per cento negli ultimi tre anni – sono stati risolti senza chiamare la polizia.

Il bunker delle polemiche - Ma negli altri centri sparsi per il Cantone la situazione non è così rosea. Il fronte più caldo è il discusso bunker di Camorino, già al centro dello scandalo Argo1 e rifugio al momento di una cinquantina di migranti. Qui gli episodi di violenza – gestiti per lo più dalla sicurezza interna – accadono «abbastanza spesso» racconta uno degli ospiti, un 22enne afghano. «Non tutte le settimane, ma quasi».

Stress e nervosismo - I motivi? «Piccole cose, ci si accapiglia per una sigaretta o per i franchi dello spillatico». Ma le ragioni profonde «sono lo stress e il nervosismo dovuti all'attesa snervante e alle condizioni in cui viviamo qui sotto» spiega un altro ospite, un 30enne pakistano. Oggi andranno a consegnare al Cantone una petizione (vedi box) per chiedere la chiusura del centro sotterraneo. «Che cosa aspettano – chiedono – a intervenire?». Forse una mega rissa, come dieci anni fa a Chiasso. 

Il “segreto” dei pochi conflitti a Chiasso

«Chiasso era e rimane il più piccolo dei nostri centri federali d’asilo. Meno persone significa spesso anche un potenziale di conflitto minore» dice Katrin Schmitter, portavoce della Segreteria della migrazione. Ma le ragioni che possono generare conflitti e tensioni vanno oltre le dimensioni del centro e «sono molto complesse - precisa la funzionaria del Sem -. Possono giocare un ruolo fattori come la composizione dei gruppi o la presenza o meno di (tante) famiglie».

Anche da questo punto di vista la situazione cambia di giorno in giorno. Ieri, mercoledì 20 marzo, il centro federale d’asilo di Chiasso ospitava 102 richiedenti l’asilo, mentre altri 27 si trovavano presso il centro di Glaubenberg in Svizzera interna. Sempre alla data di ieri, tra i 102 ospiti, il gruppo più folto proveniva dal Marocco (18 persone), seguito da Algeria (16), Iraq (12), Georgia ed Eritrea (11). Ma il loro numero muta ogni giorno, come anche Paesi di provenienza.

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