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MENDRISIO
13.03.19 - 13:170
Aggiornamento : 17:03

Parla la docente di tedesco finita nella bufera

L'insegnante, tramite il proprio legale, denuncia la campagna discriminatoria mossa nei suoi confronti da Robbiani, ma anche da altri docenti della scuola media di Mendrisio e pure dalla stampa

MENDRISIO - Finita suo malgrado al centro dell’attenzione mediatica, a seguito di una doppia interrogazione presentata al Governo da Massimiliano Robbiani, la docente di tedesco della Scuola Media di Mendrisio e di Morbio Inferiore ha voluto - tramite il proprio avvocato - esporre la propria versione dei fatti, «con la speranza che il buon senso possa tornare a prevalere».

Nello scritto affidato al suo legale, non si lesinano le critiche al deputato leghista, reo ad esempio di essersi lamentato che il DECS abbia risposto alla sua prima interrogazione tramite i media, «salvo poi inviare la sua seconda interrogazione parlamentare ai media prima che questa fosse pubblicata sul sito del Gran Consiglio».

E ancora, viene criticato il livello delle 196 interrogazioni del parlamentare presentate dal maggio del 2011 ad oggi, «quasi sempre al limite della bettola, e contraddistinte da un astio profondo verso tutto quello che esiste al sud della “ramina”». «I suoi “oggetti di interesse pubblico generale” – previsti dalla legge per un’interrogazione parlamentare – sono principalmente i cattivi frontalieri, ogni tanto gli asilanti».

E sarebbe proprio questa la vera colpa della docente: «Essere una frontaliera scandalosamente attiva per la scuola pubblica del Cantone Ticino. Una che per Robbiani ruba il lavoro ai nostri».

La «campagna denigratoria» nei suoi confronti, in realtà, trarrebbe origine da conflitti interni alla scuola che risalgono all’autunno del 2015, quando una collega della docente di tedesco l'accusò di aver “spifferato” in anticipo le prove cantonali. La stessa collega che mise il veto sull’utilizzo nella sede di un manuale di tedesco a cui l’insegnante aveva collaborato.

Ma lo scritto dell'avvocato della docente non risparmia nemmeno la stampa, in particolare il Corriere del Ticino, colpevole di aver lanciato «una campagna mediatica contro la donna» e di aver riportato diverse falsità, dal trasferimento a Morbio per motivi disciplinari, alle dichiarazioni «farlocche» di alcuni genitori.

Insomma, se di carne al fuoco ce n’era già in abbondanza, tramite la lettera del legale della docente (in allegato la versione completa) se n’è aggiunta altra.

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