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BELLINZONA
20.02.19 - 11:520
Aggiornamento : 18:25

Da Locarno andò a combattere contro l'Isis, oggi a processo

Johan Cosar, forte della sua esperienza di sergente nell'esercito svizzero, aveva preso parte attiva in Siria contro l'Isis in una milizia cristiana, il Syriac Military Council

BELLINZONA - È cominciato stamane a Bellinzona davanti a un tribunale militare il processo a carico di Johan Cosar, locarnese di origini siro-aramee accusato di "servizio straniero" per aver combattuto in Siria contro l'Isis in una milizia cristiana. Coimputato è un suo cugino accusato di averlo aiutato nel reclutamento di miliziani tramite reti sociali.

Il processo, che si tiene nell'aula del Tribunale penale federale ed è presieduto dal colonnello Mario Bazzi, dovrebbe durare due giorni. La sentenza è attesa per venerdì. La comunità aramea del Ticino è accorsa in forze per sostenere i due imputati.

Cosar ha dichiarato in aula di aver voluto aiutare i cristiani minacciati dall'avanzata dell'Isis. Nel 2011, quando le manifestazioni della "Primavera araba" sono sfociate in Siria in un conflitto armato, «ho deciso di recarmi sul posto per vedere che cosa succedesse veramente nel nord del paese dove vive la nostra comunità aramea», ha spiegato il 37enne, nato a San Gallo e cresciuto a Locarno, dove ha seguito tutto il percorso scolastico prima di andare a studiare in Svezia.

Suo padre già si trovava sul posto quando è partito all'inizio dell'estate del 2012 per il paese mediorientale. «Ho avuto solo contatti occasionali con lui», ha detto l'imputato: «Ci hanno annunciato il suo arresto il 13 agosto 2013 e da allora non abbiamo più avuto informazioni».

Fino all'agosto 2012, ha aggiunto, il suo soggiorno è stato dedicato ad azioni umanitarie, a reportage per una televisione svedese e a collaborazioni con media ticinesi.

La situazione è degenerata alla fine del 2012. Forte della sua esperienza di sergente nell'esercito svizzero, Cosar ha allora partecipato alla costituzione della milizia cristiana "Syriac Military Council" di cui è divenuto uno dei leader e per la quale ha reclutato soldati siriani in loco. La giustizia militare elvetica lo accusa di aver prestato servizio in questa milizia dal 2013 al 2015.


I familiari dell imputato davanti alla sede del Tribunale per dimostrare in favore di Johan Cosar, accusato dall'esercito svizzero

L'accusa è di violazione dell'articolo 94 del Codice penale militare, che sotto il titolo generale di "indebolimento della forza difensiva del Paese" punisce con una pena detentiva fino a tre anni o con una pena pecuniaria il "servizio straniero" di uno svizzero che "si arruola in un esercito straniero senza il permesso del Consiglio federale".

Secondo l'atto d'accusa della giustizia militare, Cosar avrebbe anche reclutato "un numero imprecisato di cittadini svizzeri" o avrebbe tentato di farlo. "Si trattava per noi cristiani di proteggerci dall'avanzata dell'Isis. O difendersi o morire", ha spiegato alla corte.

Coimputato di Cosar è un cugino nato a Locarno nel 1989. Licenziato in scienze criminali dell'Università di Losanna nel 2015, risiede attualmente a Ginevra, dove lavora in una banca dopo che la carriera cui si era indirizzato dopo gli studi è stata bruscamente interrotta dal procedimento a suo carico.

Dispensato dal servizio militare dopo un infortunio su un campo da calcio, ha aiutato il cugino a reclutare soldati svizzeri per la milizia siriana tramite appelli postati su diverse reti sociali come Facebook e Youtube.

Interrogato in aula, egli ha precisato di non essersi mai recato personalmente in Siria ma di aver intrattenuto regolarmente contatti con il cugino combattente: «Avevo una pagina su Facebook sulla quale io e altri membri della mia comunità aramea in Ticino e in Svezia pubblicavamo notizie dalla Siria». «Abbiamo effettivamente lanciato appelli su internet per reclutare combattenti disposti ad unirsi alla nostra milizia cristiana ma posso assicurare che nessuno ha mai lasciato la Svizzera per raggiungere la Siria», ha dichiarato.

Johan Cosar era stato fermato nel marzo 2015 su un treno a Basilea, interrogato e rimesso in libertà dopo essere tornato dalla Siria. Egli ha rilasciato in seguito interviste a diversi media dopo il suo ritorno in Svizzera, esponendosi con nome e cognome e negando recisamente di essere un mercenario.

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