LUGANO
14.01.19 - 09:000
Aggiornamento : 18.01.19 - 13:57

Gli manca il visto: ecco il suo curioso piano B

La disavventura del ventiquattrenne ticinese M.T., recatosi in Burundi per fare volontariato e per realizzare il suo lavoro di diploma

LUGANO – Doveva recarsi in Burundi, a Bujumbura, per fare volontariato e realizzare il suo lavoro di diploma. Ma il visto gli è stato negato, inspiegabilmente, più volte. Così a M.T. (24 anni) non è restato altro da fare che entrare nello Stato africano dalla porta sul retro. Passando dal Ruanda e “comprando” il silenzio delle guardie di confine. «Ho rischiato grosso – ammette – le tensioni tra Burundi e Ruanda sono alte. Potevo finire in galera».

Anomalia informatica – L’Odissea di M.T., neolaureato in comunicazione visiva alla Supsi, si è svolta a luglio. È lui stesso, a diversi mesi di distanza, a rievocarla. Tutto nasce da un inghippo informatico. «Il file per ottenere il visto si scaricava in maniera anomala. La bandiera del Burundi risultava semicontraffatta. All’ambasciata di Ginevra, inizialmente, mi hanno accusato di volerli fregare».

Passaporto e soldi restituiti – In un secondo tempo, una volta chiarito che M.T. non ha responsabilità, le acque sembrano calmarsi. Gli viene promesso il visto. Che, tuttavia, non arriverà mai. «Mi hanno restituito il passaporto con i cento franchi di tassa. Senza spiegazioni. Ero sconsolato. Anche perché io avevo basato tutto il mio lavoro di tesi su questa esperienza. Ci dovevo andare per forza, in Burundi».

Lo stratagemma – Il ventiquattrenne è costretto a posticipare la partenza e a trovare una soluzione alternativa. «Un amico mi ha consigliato di andare in Ruanda. E da lì poi tentare di raggiungere il Burundi. Il visto, in Ruanda, te lo fanno direttamente in aeroporto». Il problema, semmai, consisteva nel passaggio successivo. Tra i due Paesi non corre buon sangue. Anzi.

Non si passa – Alcuni ragazzi del Burundi vengono a prendere M.T. Quattro ore di auto e si arriva alla frontiera. Subentra la parte più difficile. «Mi sono dovuto inventare una frottola. E cioè che ero in vacanza in Ruanda e che lì avevo conosciuto degli amici burundesi, ai quali volevo fare visita». Non basta. Le guardie sono inflessibili.

Chiudere un occhio – A quel punto i ragazzi del Burundi si appartano con le guardie. Finché non si arriva a una soluzione economica. «Mi è toccato pagare 120 euro affinché chiudessero un occhio. Una specie di “corruzione” insomma. Avevo molta paura in quegli istanti».

Una storia assurda – Ora la vicenda è alle spalle. M.T. ha pubblicato il suo lavoro “In Burundi si vive”. Ottenendo anche molti apprezzamenti. «Ma del visto da Ginevra non ho mai avuto più notizie. Devo ancora riceverlo oggi. Assurdo».

Problemi anche per le associazioni umanitarie – L’accaduto, tuttavia, non sorprende Marco Barzaghini, presidente dell’associazione umanitaria Amici Ticino per il Burundi, attiva da dieci anni nello Stato africano. «Mandiamo regolarmente fondi in Burundi. La gente laggiù è disperata. La situazione politica è molto tesa. Fino a qualche tempo fa non c’erano problemi per i visti dalla Svizzera. Ora sì. Non sappiamo esattamente perché. Non ci vengono fornite spiegazioni».

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