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LUGANO
03.01.19 - 07:270
Aggiornamento : 11:24

Ri-sequestrati i milioni del mago della finanza  

Il Tribunale federale dà torto al trader Roberto Rivera e ricongela il “suo” conto bloccato dal 2008 nell’ambito del crac della AstonBank

LUGANO - È un caso che si trascina con passo zoppo da un decennio. L’ultimo capitolo l’ha scritto poco prima di Natale il Tribunale federale, che ha annullato una decisione della Corte dei reclami penali (Crp) del Tribunale d'appello.

Il sequestro del conto - Ma occorre fare un balzo indietro. Al 23 dicembre 2008 quando la Procura di Lugano sequestra i fondi su un conto (presso Ubs) su cui operava il trader comasco Roberto Rivera. Un anno dopo, nel dicembre 2009, l’uomo - che oggi ha 49 anni - viene accusato di appropriazione indebita aggravata, subordinatamente amministrazione infedele aggravata per scopo di lucro e riciclaggio di denaro. Accuse pesanti riconducibili al crac della AstonBank di Lugano, su cui si appoggiava il fondo del trader. Tutto precipita nel 2009 con l’arresto del direttore della banca, la latitanza del presidente del Consiglio d’amministrazione, un buco di una ventina di milioni e il fallimento dell’istituto.

La campana di vetro - Bloccati restano invece i fondi riconducibili a Rivera per 3 milioni e 382mila euro che nel frattempo lievitano, lievitano, lievitano: l’ultimo estratto dell’agosto 2018 indica 8,5 milioni di euro. In questi anni la Procura aveva infatti autorizzato il trader a movimentare il conto. La sfida di Rivera era anche quella di (di)mostrare, dentro una sorta di campana di vetro, le proprie capacità professionali. Capacità che nel 2009 avrebbero insospettito gli inquirenti.

Lo sblocco di 5 milioni - Il penultimo atto rimanda alla decisione presa il 14 agosto scorso dalla Crp che aveva accolto - in violazione del principio di proporzionalità con riferimento a quello di celerità (per l'inchiesta lunga un decennio...) - il reclamo di Rivera ordinando il dissequestro degli averi eccedenti quelli bloccati dieci anni fa: in pratica 5 milioni di euro dovevano tornare nella piena disponibilità del 49enne italiano.

Losanna ricongela tutto - Una decisione che l’avvocato Luca Giudicelli, curatore fallimentare della AstonBank, ha impugnato e, il 10 dicembre 2018, il Tribunale federale gli ha dato ragione. «In caso di condanna (di Rivera, ndr) - scrive la massima corte elvetica - le parti civili potrebbero essere private degli svariati milioni restituiti all’imputato. Ciò comporterebbe una loro richiesta di risarcimento nei confronti del Cantone, evenienza alla quale la Crp non avrebbe pensato. Poiché il sequestro si fonda su almeno due reati, esso dev’essere mantenuto integralmente». I crediti vantati dalle parti lese supererebbero infatti i 40 milioni di euro.

La doppia bocciatura - In simultanea il Tf ha pure respinto il ricorso di Rivera che chiedeva il dissequestro completo del conto, rilevando che «a torto la violazione del principio di celerità dovrebbe comportare l'archiviazione del procedimento. Invero, in ambito penale, una lesione di questo principio può condurre a una riduzione della pena, talvolta a un'esenzione dalla pena e sono in ultima ratio, nei casi estremi, anche a un abbandono del procedimento». Ma non sembra questo il caso.

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