CANTONE
08.11.18 - 06:120
Aggiornamento : 10:12

Ferimenti tra i motociclisti: il Ticino è casco nero

La statistica federale regala un buon risultato complessivo, ma per le due ruote le strade ticinesi restano ancora troppo pericolose. Due esperti spiegano perché

BELLINZONA - È sostanzialmente un bouquet di buone notizie: minor tasso di morti negli incidenti (116 ogni 10’000 feriti in Ticino, contro i 148 della Svizzera francese e i 121 della Svizzera tedesca), minor frequenza di incidenti legati ad alcol e velocità e, infine, calo più marcato (-44% contro il -27% della Svizzera tedesca) delle persone gravemente ferite sulla strada. Fresco di stampa, il rapporto Sinus 2018 dell’Ufficio prevenzioni infortuni  e del Fondo di sicurezza stradale regala soddisfazioni al Ticino motorizzato…

Moto che dolori - Spiccano tuttavia, come un casco nero, i numeri delle due ruote riferiti al quadriennio 2012-17: «In Ticino - sottolinea l’Upi - sull’insieme di persone che hanno riportato lesioni corporali gravi il tasso dei motociclisti è nettamente più elevato (44%) che in Svizzera tedesca (23%), mentre in Svizzera francese, la percentuale corrispondente è del 36%».

L'anello debole - Se i buoni risultati generali possono essere messi in relazione alla prevenzione e ai controlli di polizia, mal si spiega l’emergenza motociclisti. O meglio una spiegazione esiste. Le moto sono l’anello debole del sistema stradale. Ticinese, ma non solo: «Da sempre, il veicolo a due ruote risulta essere notoriamente più pericoloso per il conducente, a causa della scarsa protezione in caso d’investimento o di caduta» ricorda il capitano Marco Guscio a capo del V° Reparto Gendarmeria stradale.

I passi che passione - Poi c’è una nostra peculiarità, aggiunge invece il portavoce del Tcs, Renato Gazzola: «Il Ticino è confrontato con due aspetti che le altre regioni non vivono. C’è il fatto che come meta turistica, soprattutto durante il periodo estivo, i nostri passi alpini sono percorsi da moltissimi motociclisti che fanno il tour delle Alpi». Un’esperienza che purtroppo, talvolta, finisce in cronaca: è successo appena lo scorso 21 ottobre sul passo della Novena dove un motociclista ha trovato la morte dopo essersi scontrato con un’auto. «La recente stagione estiva, caratterizzata per lungo tempo da periodi di bel tempo, ha evidentemente incentivato l’uso delle moto, in particolare sui passi alpini - conferma Guscio -. Anche in questo ambito, le numerose campagne di prevenzione e repressione della Polizia mirano ad una riduzione del numero degli incidenti».

Il traffico pendolare - Sull’elevata statistica dei ferimenti a due ruote pesa però un secondo fattore, legato al traffico dei pendolari: «Sono infatti un numero considerevole i frontalieri che vengono a lavorare in moto. E ci vengono tutto l’anno» ricorda il portavoce del Tcs. Anche qui il pensiero va alla cronaca recente con la morte di uno scooterista italiano travolto a Cademario.

La fretta e il sorpasso - Sul casco nero ticinese pesa, secondo Gazzola, anche la fretta: «La moto va guidata sempre con testa. E senza superare i veicoli in coda. Molto spesso, e questo vale soprattutto per i frontalieri, la brama di sorpassare un'automobile per guadagnare qualche metro di strada può risultare fatale».

Il bilancio finale - Moto dunque osservate speciali, anche se il risultato globale è incoraggiante e molti fattori vi concorrono come ricorda, in conclusione, Guscio: «Fra questi citeremmo l’accresciuta presenza della Polizia sulle strade ticinesi, unitamente alle costanti campagne di prevenzione e d’informazione. Non è da escludere che anche le costanti situazioni di traffico congestionato possano aver contribuito ad evitare comportamenti pericolosi, notoriamente legati al crasso superamento delle velocità prescritte. In tale ambito, probabilmente, anche i controlli di velocità possono aver fornito un sostegno al raggiungimento di tali risultati».

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