Grazie Cardiocentro/Ti Press
CANTONE
02.10.18 - 12:030

«Vogliono solo finire il lavoro iniziato 25 anni fa»

Per il Gruppo di sostegno Grazie Cardiocentro chi si oppone all'autonomia dell'Ospedale del cuore sono le stesse persone che nel 1993 non lo ritenevano necessario

LUGANO - La nascita di un'Associazione che si oppone al mantenimento dell'autonomia del Cardiocentro viene salutata dal Gruppo Grazie Cardiocentro in modo quantomeno pungente. Pur ritenendo positivo che «la storica alleanza tra EOC e radical socialisti abbia finalmente gettato la maschera dopo aver brigato per mesi dietro le quinte», permettendo dunque un dibattito pubblico che può consentire ai cittadini di giudicare con trasparenza idee e schieramenti, il Gruppo «sorride dopo aver visto che gli esponenti dell’area politica che da 25 anni contrastano in ogni modo il Cardiocentro ora si autodefiniscano come coloro che “vogliono davvero bene all’ospedale del cuore”».

A sostegno della sua tesi, il gruppo di sostegno mostra una pagina del "Giornale del Popolo" del 1993 sulla quale sono raffigurati diversi «avversari del Cardiocentro di ieri e di oggi» fra cui il Dottor Giorgio Mombelli e il Professor Giorgio Noseda, i quali sedevano nella Commissione di esperti che in quell'anno sentenziò che il Ticino non aveva bisogno di un centro di cardiochirurgia: «Fosse stato per loro, i pazienti ticinesi e loro famiglie avrebbero dovuto continuare a prendere il treno per Zurigo

Quella che viene definita «l'alleanza tra EOC e radical socialisti» venne però sconfitta 25 anni fa e i pazienti cardiopatici ticinesi poterono (e tuttora possono) beneficiare sul loro territorio di un istituto di eccellenza riconosciuto a livello internazionale.

«Purtroppo - conclude il gruppo di sostegno - anziché riconoscere il grossolano errore commesso due decenni fa, l’EOC e i radical socialisti pretendono ancora di imporre la loro visione, invece di rivolgersi a chi ha costruito il Cardiocentro da zero, chiedendo con umiltà quale sia la soluzione migliore per il futuro dell’ospedale del cuore». «Occorre quindi opporsi a questa visione statalista e burocratica che, solo per ideologia e per ripicche personali, vuole finire il lavoro cominciato 25 anni fa».

 

Grazie Cardiocentro/Ti Press
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