LUGANO
02.09.18 - 11:150
Aggiornamento : 18:05

Caso Aston, restituiti al trader 5 milioni. Il giudice: «Troppi 9 anni»

La Corte dei ricorsi penali critica la lentezza del procedimento penale: «Compete allo Stato dotare le autorità del personale e dei mezzi necessari»

LUGANO - Procura richiamata all’ordine dalla Corte dei ricorsi penali (Crp) per… eccesso di lentezza. La vicenda è quella remota dal caso Aston Bank, la banca luganese fallita una decina d’anni fa lasciando aperta una voragine di una ventina di milioni di franchi. E di milioni si parla anche nel procedimento penale parallelo, quello aperto contro il trader comasco Roberto Rivera che ora, come rivela il oggi Caffè, potrà riavere una consistente parte dei soldi che gli erano stati messi sotto sequestro.

È un caso che si trascina dal 2008, quando la procura aprì un procedimento penale nei confronti di Rivera e bloccò il suo conto dove erano depositati circa 3 milioni di franchi (soldi che il “mago della finanza” negli anni seguenti è stato però autorizzato dalla magistratura a investire, sotto sua diretta supervisione, mostrando anche una certa stoffa, visto che i tre milioni sono diventati nel frattempo otto…).

La parte maturata sul conto, ossia circa 5 milioni, dovrà ora essere dissequestrata e restituita a Rivera. Con questa decisione il presidente della Crp, il giudice Mauro Mini, ha infatti riconosciuto al 48enne comasco una “denegata giustizia”. «Un sequestro della durata di nove anni e mezzo è sproporzionato» scrive Mini nella sentenza. Dove pure non si risparmiano critiche al sistema: «Il principio della celerità è leso anche se alle autorità penali non è imputabile alcuna colpa. Un cronico sovraccarico e deficienze strutturali non giustificano infatti una violazione del postulato: compete allo Stato dotare le autorità del personale e dei mezzi necessari per poter statuire in tempi ragionevoli ed ai tribunali organizzare la loro attività in modo da poter evadere le vertenze entro un termine adeguato».

Ma le buone notizie per Rivera non si limitano al dissequestro, secondo la Crp i capi d’accusa, nel procedimento penale che il procuratore pubblico Andrea Gianini ha ereditato nel 2013, vanno ridotti a due, ossia amministrazione infedele e appropriazione indebita. Cadono dunque i reati più gravi, la truffa e il riciclaggio.

Vinta la battaglia (anche se la decisione della Crp può essere impugnata) il legale del trader, l’avvocato Marco Broggini, punta ora alla posta piena: «Andremo al Tribunale federale, il denaro va tutto dissequestrato» ha anticipato.

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