Martina Spinelli, ProNatura Ticino
GAMBAROGNO
22.08.18 - 18:080
Aggiornamento : 21:12

Le 300 cicogne scacciate con i petardi

La misura si è resa necessaria per la sicurezza aerea sul Piano di Magadino. Ma c'è chi trova nota la difficile convivenza tra la riserva naturale e il vicino aerodromo

GAMBAROGNO - Come noto, nel corso della giornata di martedì uno stormo di cicogne bianche in migrazione ha fatto sosta in Ticino. Numerosi esemplari si sono fermati sul Piano di Magadino.

Naturalmente attirati dalla riserva delle Bolle di Magadino, ricca in prede per nutrirsi, i volatili hanno fatto sosta nei prati dell’aerodromo di Locarno-Magadino. Da qui, però, sarebbero state sloggiate dagli addetti del campo d’aviazione tramite petardi lanciati appositamente (vengono chiamate misure di “birdcontrol”).

Le cicogne e altre categorie di uccelli sono d'altra parte un rischio concreto per i piloti (il cosiddetto “Birdstrike”).

«Le direttive internazionali in materia di sicurezza di volo indicano chiaramente che va evitata la costruzione di aeroporti in prossimità di zone attrattive per gli uccelli - spiega Nicola Patocchi, della Fondazione Bolle di Magadino -. Le piste di Locarno Magadino sono in piena aerea protetta».

«Il rischio più grande - sottolinea Patocchi - è per i piccoli jet. Per fortuna fino ad oggi non si sono verificati incidenti gravi, ma se dovesse succedere è già chiaro che le autorità aeroportuali dovranno inasprire le misure di allontanamento degli uccelli. La Commissione Scientifica della Fondazione Bolle di Magadino da anni segnala questo problema di convivenza, poiché molto preoccupati delle possibili conseguenze sulla riserva. Purtroppo il problema è da sempre stato minimizzato dai responsabili».

Pattocchi spiega come nel 2016 la Commissione Scientifica abbia dovuto chiedere una perizia a due esperti internazionali i quali «hanno confermato la pericolosità dell’aerodromo Locarno Magadino riguardo al rischio potenziale di incidenti con gli uccelli». «Da allora - conclude -, di fronte all’evidenza dei fatti, i responsabili dell’aerodromo hanno cominciato ad allontanare attivamente gli uccelli dalle piste, senza autorizzazione nè coordinamento con gli esperti delle Bolle. A precise richieste di procedure di autorizzazione e di coordinamento da parte della Fondazione e delle Associazioni svizzere per la protezione della Natura non si è mai entrati in merito».

Questo mentre il Cantone progetta il prolungamento (150 m) della pista. «Le esigenze del  “birdcontrol” per questi aerei dovranno essere effettuate sull’intero corridoio di decollo e atterraggio, quindi anche nel cuore stesso della zona protetta, habitat di quasi 300 specie di uccelli» aggiunge Patocchi.

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