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18.07.18 - 07:450
Aggiornamento : 09:45

Finto suicidio: «Ci sono altri casi dubbi in Ticino»

Emilio Scossa-Baggi, ex capo della polizia scientifica, analizza il delitto perfetto di Monte Carasso: «Non è come nei film. Se ti mancano le prove, non puoi andare oltre»

MONTE CARASSO – L’hanno trovata morta dissanguata. Dopo che l’ex marito l’aveva soffocata e le aveva tagliato le vene. Eppure, per gli inquirenti, il caso della donna di Monte Carasso, classe 1969, misteriosamente deceduta nel luglio del 2016, era stato archiviato come suicidio. Solo i sensi di colpa dell’uomo, un 48enne residente a Minusio, e la sua confessione depositata di recente a Locarno, hanno fatto emergere la verità.

Come è possibile che chi si è occupato dell’indagine non si sia accorto che quello era un omicidio?

«Il delitto perfetto esiste – sostiene Emilio Scossa-Baggi, ex capo della polizia scientifica cantonale –. E quello di Monte Carasso ne aveva potenzialmente le caratteristiche». 

Lei, all’epoca, era ancora a capo della scientifica. Cosa si ricorda di questa vicenda?
Poco. E, per evidenti ragioni, non vorrei entrare nel merito della vicenda specifica. Passò come uno dei vari casi di suicidio con cui eravamo confrontati. Pur con i diversi accertamenti scientifici effettuati, autopsia compresa. Sulla scena del crimine non erano emersi evidentemente elementi che potessero fare pensare a un chiaro intervento di terzi.

Eppure, i conoscenti della vittima sostengono che la donna stesse attraversando un periodo felice. L’ipotesi del suicidio a molti è subito sembrata strampalata. Ma la polizia…
Gli inquirenti hanno bisogno di elementi indiziari, di prove concrete o di un movente per procedere all’arresto di una persona. Non c’erano in particolare persone sospettate per un possibile intervento di terzi. 

Si sarebbe potuto fare di più?
Difficile dirlo. È molto più facile col senno di poi... Si fa quello che si può. Un’indagine non la porta avanti solo la Scientifica. Ci sono anche altri attori, tra cui la polizia giudiziaria, la Magistratura. Può essere che nell’iter si facciano anche degli errori o si sottovalutino alcuni elementi. È umano.

Insomma, le cose non funzionano sempre come nei film.
Assolutamente. Non è proprio come nei film. Anche la storia ticinese conta alcuni casi clamorosi, chiusi solo perché non si avevano prove, o perché non si sono verificati i presupposti per approfondire. Se mancano gli elementi, non lo puoi fare.

Sta dicendo che in circolazione potrebbero esserci altri potenziali autori di delitti mai puniti?
Non dico nulla di strano. Se, per esempio, uno venisse spinto giù dalla diga, come si farebbe a dimostrare che non si sia suicidato? Oggi le tecniche a nostra disposizione sono sofisticate. Ma non arrivano ancora dappertutto. Alcune volte si archiviano provvisoriamente i casi, in attesa che emergano nuovi elementi.

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