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BELLINZONA
18.06.18 - 07:020
Aggiornamento 11:50

Sono malati di debiti: ma fermarli non è facile

Come è possibile che gli insolventi seriali continuino a farla franca nella Svizzera italiana? L’analisi di Silvio Bottegal, capo ad interim dell'Ufficio dei fallimenti del Sopraceneri

BELLINZONA – I debitori seriali? Fermarli non è sempre facile. Il Ticino detiene il triste primato di Cantone svizzero con più fallimenti. Sono circa 5.000 le aziende elvetiche che nel 2017 hanno depositato i bilanci. Circa un decimo arriva dal sud delle Alpi (oltre il 10% in più rispetto all'anno precedente). Colpa anche di “celebrità” come il 30enne insolvente seriale di cui Tio/20 Minuti ha riferito, per l'ennesima volta, in un recente articolo. Ma come è possibile che questa gente possa continuare ad aprire e chiudere ditte, pur seminando debiti ovunque? Lo abbiamo chiesto a Silvio Bottegal, responsabile ad interim dell'Ufficio dei fallimenti del Sopraceneri. 

Signor Bottegal, perché in Svizzera, e in particolare in Ticino, non riusciamo a fermare gli insolventi seriali?

In Svizzera la libertà economica è garantita costituzionalmente. Abbiamo un sistema molto liberale. Chiudere un'azienda e aprirne un'altra è di per sé perfettamente lecito.

Anche se in precedenza sono stati creati debiti a destra e a sinistra?

Dobbiamo fare una distinzione. Il numero delle procedure fallimentari è sicuramente in crescita. C'è però chi fallisce perché il momento congiunturale è difficile e, dunque, per reali difficoltà economiche. Altri perché hanno una scarsa preparazione. I furbi, che provocano fallimenti pilotati, ci sono, come ci sono sempre stati. Ma appartengono a una minoranza.

Però, ci sono. E creano parecchi disagi. Perché non vengono mai puniti?

Non è vero che non vengono puniti. I mezzi per sanzionare determinati comportamenti dal profilo penale esistono. Chiaramente occorre riuscire a provare che ci si trova di fronte a espliciti reati fallimentari. In tal senso, l’Ufficio dei fallimenti procede regolarmente a segnalare al Ministero pubblico i casi sospetti.

Spesso le procedure sfociano in attestati di carenza beni. L'interessato se la cava comunque e i creditori restano a bocca asciutta. Poi magari questi stessi creditori vedono questa persona, dopo qualche mese, riaprire una nuova ditta.

Per una ditta individuale non serve avere un capitale di garanzia. Per una SA serve un capitale minimo di 100.000 franchi, nel caso in cui lo stesso venga liberato nella misura del 50%. Per una Sagl spesso si assiste a un apporto di capitale tramite inventario fisico.

Appunto. Non le sembra una presa in giro? Se uno non ha i soldi per saldare i debiti, non dovrebbe averli neanche per aprire una nuova azienda.

Però va specificato che la provenienza del capitale sociale potrebbe essere, ad esempio, anche frutto di un prestito. Come visto, i mezzi che bisogna avere a disposizione per costituire le due forme di società più comuni non sono così proibitivi.

Perché la politica non fa niente per arginare questo fenomeno?

La politica si interessa del fenomeno. Bisogna ricordare che il diritto societario, così come quello esecutivo e fallimentare, è di competenza federale e il margine di manovra cantonale è largamente circoscritto. Sono in corso dibattiti a livello federale. Alcuni anni fa si discuteva sull'eventualità di introdurre una "black list" per queste persone, proposta poi non accolta dal Consiglio federale.

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