LUGANO
25.05.18 - 06:390
Aggiornamento : 11:06

Nozze tra Eoc e Cardiocentro, spunta il nodo degli stipendi

Battaglia di cifre attorno al salario del direttore dell’ospedale del cuore che potrebbe guadagnare più del direttore generale Pellanda. Ma lui replica: «Cifre fuori di testa»

LUGANO - Finanze sane è stato garantito dai vertici del Cardiocentro. Ma anche lauti stipendi. E proprio la scala salariale più alta rispetto a quella adottata all’interno dell’Ente ospedaliero cantonale potrebbe rappresentare un problema non da poco in vista delle contrastate nozze pubblico-privato. E su questo aspetto è sorta una battaglia delle cifre attorno a Dante Moccetti, direttore amministrativo del Cardiocentro (figlio del direttore sanitario e promotore Tiziano). Ebbene, da fonti affidabili, la remunerazione di Dante Moccetti partirebbe da uno stipendio base di 250mila franchi, per poi lievitare in modo molto consistente grazie a bonus e gettone della  fondazione del Cardiocentro Fcre. La curiosità di conoscerne il salario pare legittima, innanzitutto per via della trattativa di rientro nel pubblico, ma anche perché il Cardiocentro, come le altre strutture sanitarie private, riceve come "contributo pubblico alle ospedalizzazioni" un aiuto dal Cantone (oltre 28 milioni nel consuntivo 2015). 

Uno stipendio che potrebbe rappresentare un problema se rapportato ai salari che ricevono i dipendenti dell’Eoc impiegati in ruoli comparabili. Quelli dei direttori amministrativi degli ospedali regionali dell’Ente si aggirano infatti attorno ai 200mila franchi annui. Se dopo il 2020 non ci fosse un livellamento (verso l’alto o il basso è tutto da stabilire) ci si troverebbe di fronte al paradosso che il direttore amministrativo del Cardiocentro, coi bonus, rischierebbe di guadagnare più del direttore generale dell’Eoc, Giorgio Pellanda, la cui busta paga lorda è di 270mila franchi all’anno. Raggiunto solo in serata il direttore Dante Moccetti afferma di non essere autorizzato dal consiglio di fondazione a fornire l'entità esatta. Ma di fronte ai quasi 400mila franchi (bonus compresi) avvalorati da fonti, sbotta in un «sono cifre fuori di testa. Posso solo dire che il mio stipendio rientra tra quello del direttore Pellanda e quelli degli altri direttori degli ospedali regionali». 

Una situazione sintomatica delle attuali resistenze. Sebbene l'autonomia finanziaria venga piuttosto invocata dall’ospedale del cuore per garantire anche in futuro l’attuale quota di spesa nella ricerca. Nel periodo 2012-15 il Cardiocentro ha, secondo i dati ufficiali resi noti ieri, destinato a questo campo d'attività oltre 18 milioni di franchi (pari al 6% del budget). Solo nell’ultimo anno, il 2017, il finanziamento per la ricerca ha raggiunto quota 5 milioni (7% del budget).

Autonomia finanziaria, dicono al Cardiocentro, è anche poter muoversi agilmente e con efficacia in questo settore. Il timore, nemmeno tanto sottinteso, è che entrati nell’Eoc tale libertà sarebbe a rischio, comunque vigilata. Contrasta con questo argomento il caso dello Iosi. Anche l’Istituto oncologico della Svizzera Italiana, che appunto fa parte dell’Ente ospedaliero, vanta risultati di eccellenza in questo ambito. Con una quota parte di spesa addirittura superiore: fino al 2011 lo Iosi destinava alla ricerca il 10-12% del proprio budget. Una percentuale che è addirittura cresciuta quando l’ospedale dei tumori ha affidato la propria ricerca in "outsourcing" alla Fondazione per l’Istituto oncologico di ricerca (Ior). Tramite lo Ior, la percentuale del budget dello Iosi destinata alla ricerca di laboratorio è addirittura salita al 20%. Merito dei riconoscimenti ottenuti e i relativi finanziamenti provenienti anche dall’Unione europea. Insomma un circolo virtuoso non interrotto dal fatto di trovarsi sotto il mantello pubblico.

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