Keystone
CANTONE / SVIZZERA
20.04.18 - 12:100

Ultime volontà: pochi i pazienti coinvolti nelle scelte

Emergono differenze regionali nel coinvolgimento delle persone. In Ticino la percentuale è nettamente inferiore al resto della Svizzera: scelgono i parenti

GINEVRA/ZURIGO - Le decisioni riguardanti le disposizioni per la fase terminale della vita sono influenzate dal contesto culturale proprio ad ogni regione linguistica. In Ticino la percentuale dei pazienti coinvolti nelle scelte è nettamente inferiore al resto della Svizzera, stando ad uno studio delle università di Ginevra e Zurigo pubblicato sulla rivista BMC Medicine.

In Svizzera quasi i due terzi dei decessi non sono improvvisi. Sempre più persone sono al corrente che esiste la possibilità di redigere disposizioni concernenti le scelte nella fase terminale, ma pochi ne fanno uso. Capire a quali realtà sono confrontati medici, pazienti e famiglie in questi momenti delicati è uno degli scopi del Programma nazionale di ricerca (PNR 67) sulla fase terminale della vita.

«Il nostro progetto fa parte di questo programma nazionale: volevamo esaminare in che modo le differenze culturali in un Paese plurilinguistico come il nostro influenzano le decisioni riguardo alla fase terminale della vita, malgrado il quadro legale sia comune a tutti», ha spiegato Samia Hurst, direttrice dell'Istituto Storia, Etica, Umanità dell'Università di Ginevra, citata in un comunicato.

In oltre tre quarti dei casi sono state prese decisioni in merito alla fase terminale, quando il decesso era previsto. La principale disposizione è il rifiuto di prolungare le cure (70% nella Svizzera tedesca, 59,8% in Romandia e 57,4% nelle regioni italofone). Il ricorso al suicidio assistito rimane marginale: solo l'1,5% dei pazienti fa questa scelta.

Emergono notevoli differenze regionali per quanto riguarda il coinvolgimento dei pazienti nelle scelte: in Ticino la percentuale è nettamente inferiore al resto del Paese. «Un risultato che non può essere spiegato con le differenze cliniche oggettive e che suscita molti interrogativi», ha precisato Matthias Bopp, ricercatore dell'università di Zurigo. Gli autori dello studio ipotizzano che in Ticino le decisioni vengano adottate dalla famiglia più che nelle altre regioni.

«Non si muore allo stesso modo in tutte le regioni del Paese, ma il nostro atteggiamento è più simile a quello dei connazionali, rispetto a quello dei Paesi limitrofi», sottolinea Hurst. La Svizzera romanda, ad esempio, per molti aspetti somiglia più alle Svizzera tedesca che non alla Francia. «Le differenze osservate nel nostro Paese sono simili a quelle riscontrate fra i nostri vicini e questo suggerisce che esistano specificità culturali legate alla lingua», ha aggiunto la specialista.

Lo studio è stato realizzato tramite un questionario inviato a 9'000 medici: 4998 in Svizzera tedesca, 2965 in Romandia e 1000 in Ticino. Il tasso di risposte varia dal 52% al 63%.

Commenti
 
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castigamatti 2 anni fa su tio
più che di "specificità culturali legate alla lingua", parlerei di provincialismo e falso bigottismo
siska 2 anni fa su tio
...e soprattutto non vi é nessun medico, professore o prete che possa incidere sulla mia scelta e ci mancherebbe! Ma questa é una scelta ponderata e personalissima ognuno é libero e io ho il diritto di morire libera senza catene. Al contrario se uno vuole vivere e vuole farcela allora si spera fino fondo che abbia l'opportunità.
siska 2 anni fa su tio
Io ho redatto. Non voglio nessuna cura, non voglio essere cavia di nessun tipo di farmaco/allunga vita quando ormai il mio destino é segnato. Nessuno ha il diritto di decidere per o io il diritto di decidere per altri. Non parliamo poi delle malattie neurologiche. La scelta di vivere é un diritto ma anche la scelta di porre fine alla mia vita. La parola fine l'ha decido io conscia e lucida di mente.
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