CANTONE
16.04.18 - 08:000

Perché i musei piacciono... più ai turisti che ai ticinesi

Uno studio dell’Ire rileva la bassa partecipazione dei residenti a mostre e spettacoli. Gli addetti ai lavori riflettono su un fenomeno che grazie al Lac va però attenuandosi

LUGANO - Quei numeri striminziti preoccupano più, perché sembrano meno opinabili, di una cattiva recensione. Secondo uno studio sulla città di Lugano, condotto da un ricercatore dell’Ire (Istituto di ricerche economiche) musei e teatri sono poco frequentati dai residenti. In media a vedere mostre ci si va 0.5 volte a testa l’anno (contro, ad esempio, le 10 a Lucerna, 7.4 a Basilea, 5.9 a Losanna e 5.4 a Berna ), e pure gli spettacoli lasciano freddi i luganesi (0.6 volte l’anno a testa, contro le 2.2 di un abitante di Zurigo). Un disastro che, doverosa precisazione, va però attenuandosi dopo l’apertura del Lac (il dato delle entrate a testa nei musei, in una statistica non ancora completa per fare un raffronto, è salito nel 2016 a 1.7, e a 1.5 quello per le entrate a teatro per abitante che ora si allineano con le città d'oltre Gottardo). Ma il divario non è colmato e il quesito resta: sono i ticinesi (il discorso può essere allargato dalla città al cantone) scarsamente sensibili alla cultura oppure l’offerta è poco allettante?

Centro regionale e non cittadino - «Siamo un Centro regionale, più che cittadino - premette Tobia Bezzola, direttore del Museo d’Arte della Svizzera italiana - e il nostro obiettivo è anche di proporre un’offerta interessante per chi viene da fuori, dall’Italia come dal resto della Svizzera». I numeri della mostra in corso su Picasso fanno ben sperare: «Sta avendo un grande successo di pubblico. L’obiettivo è 50mila visitatori, che per una città di 70-80mila sarebbe come arrivare a 400mila entrate a Zurigo» dice il direttore, che confida in un’ulteriore spinta nel 2019 dall’apertura della sede museale di Palazzo Reali.

Luce in sala - I numeri vanno contestualizzati in una realtà sociale e nel suo tessuto urbanistico, sostiene Carmelo Rifici, direttore di LuganoInScena, aggiungendo che la città ha scontato il fatto di non avere avuto un vero teatro prima dell’apertura del Lac. Ora, per gli spettacoli, «la percezione è molto buona. Vendiamo 60mila biglietti l’anno e i consuntivi sono sempre migliori dei preventivi. Ci vorranno però almeno 6 anni per capire come evolvono le stagioni». Quanto al pubblico del teatro, Rifici precisa che «il luganese è quello che frequenta di più le nostre proposte. Ma non possiamo guardare solo a Lugano». Una realtà che, dice riferendosi all’offerta teatrale, «deve maturare un’ottica verso il nuovo». 

L’offerta fa la differenza - Porta invece l’esperienza delle mostre seguitissime negli anni ‘90, da lui curate, Rudy Chiappini, direttore dei Servizi culturali della Città di Locarno: «Quando l’offerta è di ottima qualità c’è la risposta del pubblico. Può invece subentrare una specie di assuefazione se la quantità della proposta non è conseguente al suo valore. Per cui non ci si sposta più, come accadeva un tempo per il grande evento. Sembra semplicistico, ma in realtà è così».

Sono spariti i libri dalle case - Beati gli anni in cui nelle case dei ticinesi c’era un libro. Può essere sintetizzato così il pensiero di Jean Olaniszyn, operatore culturale che un punto il dito contro i cambiamenti sociali e anche la dittatura del web: «Nei nostri cittadini non c’è più quell’interesse per la cultura che esisteva fino agli anni ‘80. L’avvento di internet ha cambiato tutto e anche le case si sono svuotate dei libri che erano un incentivo a quella curiosità che oggi manca». Eppure, conclude Olaniszyn, «il territorio ticinese è un museo a cielo aperto. La proposta si può discutere, ma se uno offre qualcosa fa comunque bene».

Picasso? Arriva tardi - Punta invece il dito su pubblico e, anche, sull’offerta il curatore di mostre e autore di libri d’arte Luca M. Venturi: «Il grande pubblico - sostiene - non è ancora maturo, per cui devi attirarlo con nomi importanti. Picasso? Certamente, anche un Picasso minore, ma quella in corso doveva essere la mostra d’apertura del Lac non arrivare tre anni dopo». Decisamente più dura l’opinione sullo scarso interesse: «La società ticinese sconta il fatto di essere cresciuta velocemente dal profilo del benessere, ma non altrettanto si è sviluppato l’interesse per la cultura». Traviati, insomma, da altri interessi… quelli bancari.  

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