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BELLINZONA
01.03.18 - 14:400
Aggiornamento 16:50

Tigri tamil, per l'avvocato della difesa è un «processo politico»

Sono proseguite oggi le arringhe degli avvocati difensori davanti al Tribunale penale federale, nel processo contro 13 presunti fiancheggiatori in Svizzera delle Tigri tamil dello Sri Lanka

BELLINZONA - Sono proseguite oggi le arringhe degli avvocati difensori davanti al Tribunale penale federale di Bellinzona, nel processo contro tredici presunti fiancheggiatori in Svizzera delle Tigri tamil dello Sri Lanka. Il legale ginevrino Jean-Pierre Garbade lo ha definito "un processo politico".

Paragonando i tamil ai palestinesi e ai rohingya di Birmania, Garbade ha così descritto l'attuale situazione nello Sri Lanka: "Le persone dislocate non possono tornare a casa. I villaggi sono stati distrutti e le terre confiscate". "La diaspora non ha più la speranza di rientrare in patria", ha aggiunto.

Garbade ha deplorato che la Svizzera, dopo aver tessuto a suo dire le lodi delle Tigri tamil, conduca ora un processo contro la loro organizzazione elvetica WTCC (World Tamil Coordinating Comittee). Questa è accusata di aver raccolto, tra la comunità tamil in esilio durante una decina d'anni (1999-2009), 15 milioni di franchi almeno tramite un sistema sofisticato di crediti al consumo, allo scopo di finanziare la guerriglia delle Tigri di liberazione dell'Eelam tamil (LTTE) nello Sri Lanka. Berna - ha detto l'avvocato ginevrino - "si è unita al coro delle iene dell'Unione europea", che ha incluso nel 2006 l'LTTE fra le organizzazioni terroristiche.

Garbade ha ricordato l'archiviazione, nel 2000, da parte della Procura pubblica zurighese, del procedimento che aveva avviato contro l'asserito capo delle Tigri in Svizzera, arrestato nell'aprile 1996 insieme a una quindicina di simpatizzanti nel corso di una retata in sei cantoni svizzerotedeschi. Anche quell'inchiesta riguardava sospetti di appartenenza ad una organizzazione criminale e di estorsioni ai danni della comunità tamil rifugiatasi in Svizzera per finanziare la guerriglia dell'LTTE.

Già allora - ha sostenuto Garbade - i crimini evocati in questo processo dalla procuratrice federale Juliette Noto nella sua requisitoria (attentati, reclutamento di bambini-soldato) erano noti. Secondo l'avvocato ginevrino, la decisione della Procura zurighese rifletteva l'atteggiamento a quei tempi tollerante nei confronti delle Tigri tamil delle autorità elvetiche. Queste - ha detto - erano allora preoccupate soltanto a causa di eventuali casi di coazione: "Se le donazioni erano volontarie, nessun problema!".

L'avvocato ginevrino si è dilungato sugli atti commessi dall'LTTE e sul diritto alla secessione. "La nascita di uno Stato può essere paragonata a quella di un bebè e la secessione a un taglio cesareo", ha affermato, rilevando che non esiste una giurisprudenza definitiva in materia: la Corte di giustizia internazionale ha eluso la questione nel caso della ex Jugoslavia.

Garbade ha enumerato le condizioni che legittimano una lotta armata in vista di una secessione, ossia l'esistenza di un popolo, le violazioni dei diritti umani e l'esaurimento delle vie costituzionali. "Il problema è che la Costituzione dello Sri Lanka non riconosce i tamil e considera il Paese come uno Stato unitario", ha rilevato l'avvocato difensore.

Lo scorso 21 febbraio la procuratrice federale Juliette Noto ha chiesto pene fino a sei anni e mezzo di reclusione contro i tredici imputati - 12 tamil e un tedesco - con le accuse di sostegno o partecipazione a un'organizzazione criminale, truffa, estorsione, falsità in documenti e riciclaggio di denaro.

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