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BELLINZONA
21.02.18 - 10:100
Aggiornamento : 12:29

Tigri Tamil, chieste pene fino a sei anni e mezzo

Le accuse contro gli imputati vanno dal sostegno o partecipazione a un'organizzazione criminale alla truffa, dall'estorsione alla falsità in documenti, fino al riciclaggio di denaro

BELLINZONA - Pene fino a sei anni e mezzo di reclusione sono state chieste stamane a Bellinzona dalla procuratrice Juliette Noto nel processo contro 13 presunti fiancheggiatori in Svizzera delle Tigri tamil dello Sri Lanka, in corso al Tribunale penale federale.

Le accuse contro gli imputati - 12 tamil e un tedesco - vanno dal sostegno o partecipazione a un'organizzazione criminale alla truffa, dall'estorsione alla falsità in documenti, fino al riciclaggio di denaro.

Secondo l'accusa, le attività illecite - durate una decina di anni, tra il 1999 e la sconfitta della guerriglia tamil nel maggio 2009 - avrebbero consentito di raccogliere, tra la comunità tamil in esilio, circa 15 milioni di franchi almeno tramite un sistema sofisticato di crediti al consumo. I soldi sarebbero serviti a finanziare le attività di guerriglia delle Tigri di liberazione dell'Eelam tamil (LTTE), ritenute dalla procuratrice federale una organizzazione criminale a carattere terroristico.

Contro il leader dell'asserita succursale delle Tigri "World Tamil Coordinating Comitee (WTCC)", un uomo dall'«autorità assoluta», «rispettato ma anche temuto», «interlocutore in Svizzera» dell'LTTE, la pubblica accusa ha chiesto cinque anni di carcere più una pena pecuniaria di 180 aliquote giornaliere da 80 franchi e il pagamento delle spese giudiziarie.

Contro il responsabile finanziario dell'organizzazione, «uomo senza carisma ma temuto», ha chiesto sei anni e mezzo, più 180 aliquote da 100 franchi e le spese giudiziarie. Secondo l'accusa, egli gestiva le schede dei tamil che rifiutavano di contribuire alla causa in patria, schede che erano trasmesse alle Tigri perché facessero pressione sulle famiglie.

Per il suo vice, Juliette Noto vuole una pena da scontare di cinque anni, 180 aliquote da 120 franchi e il rimborso delle spese processuali.

Per il segretario e cassiere del WTCC, «uomo tuttofare» al corrente di ogni cosa e «anello indispensabile tra l'associazione e le società finanziarie al soldo» dell'organizzazione, sono stati chiesti cinque anni più 180 aliquote da 80 franchi e le spese giudiziarie.

Contro i due mediatori che hanno sottoscritto crediti presso la Bank-Now per il WTCC ricorrendo a uomini di paglia, sono domandate pene di rispettivamente quattro anni da scontare e tre anni con una condizionale parziale. La procuratrice ha riconosciuto che sono forse stati sottoposti a minacce contro le loro famiglie nello Sri Lanka.

Condanne da 18 mesi con la condizionale a tre anni e mezzo da scontare sono state auspicate per i tre responsabili delle società finanziarie coinvolte, che avrebbero svolto un ruolo essenziale nel confondere le piste e nel trasferimento dei fondi verso l'isola asiatica.

Pene fra i 2 anni e i 2 anni e mezzo in parte con la condizionale sono state invocate per tre collettori di fondi, che avrebbero avuto un «ruolo non trascurabile» nella raccolta di donazioni «volontarie» fra la diaspora tamil e in trasporti di denaro tra Francia e Svizzera.

Per il tredicesimo imputato, infine, un dipendente della Bank Now, Juliette Noto domanda tre anni di carcere in parte con la condizionale e 180 aliquote giornaliere da 100 franchi. La procuratrice ha sottolineato la gravità degli atti di quest'uomo che, senza alcun legame con la causa tamil, ha aiutato il WTCC rinunciando a effettuare i controlli richiesti sulle domande di piccoli crediti. In tal modo «egli ha gravemente tradito la fiducia del suo datore di lavoro».

Nella sua requisitoria, cominciata lunedì e proseguita per tutta la giornata di ieri, Juliette Noto ha parlato del WTCC come di una organizzazione di sostegno a un movimento, quello delle Tigri tamil, «che conduceva sì una guerra convenzionale, ma che commetteva anche attentati, sequestri e ogni sorta di atti contro la popolazione civile».

La procuratrice ha sottolineato la gravità dei fatti rimproverati in particolare ai quattro suoi principali responsabili: «Hanno importato la loro guerra nel paese che offriva loro accoglienza e protezione».

Il processo prosegue con le arringhe degli avvocati degli accusatori privati.

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