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CANTONE
08.02.18 - 13:480

CCL vendita, il SECO conferma i dubbi dell’MPS

Il Segretariato esprime riserve sull'obbligatorietà generale del contratto collettivo

BELLINZONA - Le riserve espresse dal Segretariato di Stato all’Economia (SECO) in merito alla possibilità di dichiarare di forza obbligatoria il contenuto del contratto collettivo di lavoro (CCL) per il settore della vendita - sottoscritto tempo fa dalle associazioni padronali del settore e da alcune organizzazioni sindacali - soddisfano il Movimento per il socialismo (MPS), che aveva a più riprese espresso dubbi.

In particolare l’MPS aveva sottolineato come alcuni datori di lavoro (e quindi i lavoratori e le lavoratrici alle loro dipendenze) non potessero essere considerati facenti parte della comunità contrattuale, e quindi essere conteggiati per il raggiungimento dei diversi quorum, in quanto già vincolati ad altri CCL (es. COOP, Migros, nonché tutti i negozi ubicati al FoxTown) e di conseguenza, non considerabili come parte della comunità contrattuale.

«Al di là di queste ragioni di ordine formale, seppur decisive nella misura in cui la dichiarazione di obbligatorietà generale del CCL aprirebbe le porte alla messa in vigore della legge sugli orari di apertura dei negozi, - spiega l’MPS - non possiamo che ribadire le nostre ragioni sostanziali di opposizione a questo CCL, che avevamo considerato uno strumento di dumping salariale nel settore. Ricordiamo infatti che questo CCL prevede salari minimi di 3’200-3'300 franchi mensili: inaccettabili seppur conformi a quelli, pure inaccettabili, che il governo vorrebbe istituire come salari minimi legali».

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