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LUGANO
16.03.17 - 08:480
Aggiornamento : 12:58

«Vieni a lavorare in Ticino? Se poi fai il frontaliere, avrai grandi vantaggi»

Così recita, in sintesi, l’annuncio per la ricerca di un manutentore meccanico da parte di un’azienda di risorse umane italiana. Il Cantone: «Preoccupante». L’esperto: «Inevitabile»

LUGANO – “L'azienda si trova in Ticino, il candidato ha quindi la possibilità di valutare l'opportunità di lavorare come frontaliere, il che comporterà per il candidato un forte vantaggio economico”. È il paragrafo di un annuncio di lavoro selezionato da un’azienda di risorse umane con base a Roma. I destinatari sono, obiettivamente, potenziali candidati italiani. Ma l’esplicito riferimento all’eventualità di fare il frontaliere crea imbarazzo. «Annunci simili – sostiene Stefano Rizzi, direttore della Divisione cantonale dell’economia – ci preoccupano. Li stigmatizziamo assolutamente».

Concorrenza sleale – Attraverso l’inserzione, pubblicata su vari portali, si cerca un manutentore meccanico per un’azienda farmaceutica in forte crescita. Il caso ricorda, seppure con altre sfumature, la questione degli annunci per soli frontalieri su cui il Governo ticinese si è già espresso in passato. «Inserzioni del genere – riprende Rizzi – acuiscono una concorrenza sleale sul mercato del lavoro, con un serio pericolo di speculazione in materia salariale e di condizioni lavorative».

Vantaggi da esplicitare – Secondo Andrea Martone, specialista in risorse umane, tuttavia, non c'è nulla di illegale nel dichiarare un vantaggio che rientra nell'ordinamento fiscale di due paesi, l’Italia e la Svizzera. «Fintanto che i frontalieri godono in Italia di una tassazione più vantaggiosa rispetto agli altri lavoratori italiani, un datore di lavoro può legittimamente fare presente questa opportunità».

Squilibri e arbitraggi – Italia e Svizzera sono Paesi confinanti, ma con un costo della vita molto differente (a favore dell'Italia) e una tassazione altrettanto differente (a favore della Svizzera). «È fisiologico – riprende Martone – che le persone cerchino di avvantaggiarsi di questi squilibri. In economia si chiamano arbitraggi. E nel lungo periodo dovrebbero favorire un riequilibrio tra i sistemi».

Una logica che fa male – Il problema è che il Ticino è, proporzionalmente, troppo piccolo e l'Italia troppo grande perché l'arbitraggio porti a un equilibrio. «Dunque – afferma Martone – l’unica soluzione è la logica Trumpista di costruire muri di separazione tra sistemi. Ma la Svizzera è un paese esportatore. E se si affermasse la logica delle frontiere, avrebbe più svantaggi che vantaggi».

Qualificare il lavoro – Per Martone c’è solo una cosa da fare. «Difficilmente possiamo combattere annunci come questi. Piuttosto dovremo qualificare sempre più il nostro lavoro, affinché il tema del costo del lavoro stesso non diventi la variabile chiave nella scelta dei collaboratori».

Più opportunità per tutti – L’auspicio di Rizzi è invece un altro. «Che le aziende attive in Ticino si rivolgano prevalentemente alla manodopera locale. In particolare anche facendo capo al servizio aziende degli Uffici regionali di collocamento, recentemente rilanciato con la campagna “Più opportunità per tutti”. Grazie a questo nuovo approccio, nel solo 2016, il numero di collocamenti è aumentato del 21%».

Senza spiegazioni – Sarebbe stato utile, a questo punto, avere la versione dell’azienda italiana responsabile della stesura dell’annuncio. Abbiamo provato a contattare per email e per telefono l’esperta in risorse umane che ha firmato l’inserzione. Spiegando la questione e lasciando anche diversi messaggi all’operatrice del centralino. Non siamo mai stati richiamati.

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