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LUGANO
21.02.17 - 20:560
Aggiornamento : 22.02.17 - 07:41

«Anche in Svizzera serve una legge sui pentiti»

Sono venti le inchieste aperte da parte del Ministero pubblico della Confederazione per organizzazioni criminali: «La legge non è sufficiente»

LUGANO - «In Svizzera non c’è un’infiltrazione sistematica da parte di organizzazioni mafiose. Si tratta di casi isolati. Bisogna però, pur senza creare allarmismo, essere estremamente vigili». Michael Lauber, procuratore generale della Confederazione, ha descritto con queste parole il panorama rossocrociato del crimine organizzato. Lo ha fatto davanti al ghota della giustizia ticinese riunitosi oggi all’Università della Svizzera italiana: giudici, procuratori, avvocati, politici, nessuno ha snobbato l’invito del Dipartimento delle istituzioni.

Svizzera vulnerabile - Non è un segreto, la società elvetica, tradizionalmente aperta soprattutto dal punto di vista economico, attira anche la grande criminalità: «È questa l’attrattiva della Svizzera» ha spiegato Lauber. «I settori più vulnerabili sono quello della piazza finanziaria così come quello immobiliare. Non esiste invece un fenomeno regionale. Non è vero che il Ticino sia più esposto che le altre regioni». Esemplare in questo senso è stato il caso di Frauenfeld.

Venti inchieste - I dossier aperti dal Ministero pubblico della Confederazione (Mpc) sono attualmente una ventina. Mentre il denaro congelato su ordine della procura federale, in gran parte per casi di riciclaggio, ammonta addirittura a sei miliardi di franchi.

Leggi inadeguate - Se c’è una cosa di cui Lauber non fa mistero, è l’insoddisfazione riguardo alle leggi elvetiche in ambito di criminalità organizzata: «I malviventi  si fanno una risata quando vedono le pene che rischiano in Svizzera rispetto a quelle che rischiano in Italia». Ma non sono solo le pene a essere insufficienti, secondo Lauber, anche gli strumenti investigativi: «La legge è troppo restrittiva per poter svolgere con sufficienti ambizioni di successo delle indagini antimafia».

Pentiti - Ma uno degli strumenti i cui i magistrati svizzeri sentono più la mancanza è quello dei collaboratori di giustizia: «Da noi manca una legge sui pentiti, sarebbe utile non solo per la lotta alla mafia, ma anche per quella al terrorismo», ha detto Lauber. Riuscire a ottenere informazioni dall’interno diventa sempre più importante anche di fronte agli ostacoli dovuti alle nuove tecnologie: «Le intercettazioni diventano sempre più difficili e costose».

Italia - Uno dei paesi a cui si guarda costantemente quando si parla di mafia è l’Italia. Proprio con le autorità del Belpaese l’Mpc ha un rapporto costante e privilegiato: «È una collaborazione importantissima e lavoriamo bene con loro». C’è un però: «Lavoriamo in modo diverso». Anche in questo senso è esemplare il caso di Frauenfeld, quando i magistrati italiani pubblicarono il video di un incontro di ‘ndrangheta girato nella cittadina turgoviese: «Siamo stati criticati, ci hanno chiesto “ma non sapevate niente?”. Quel video l’avevamo girato noi, quell’indagine l’avevamo svolta noi».

Pulice - Non sono mancate le domande sul caso Pulice, il pentito di ‘ndrangheta, recentemente condannato a Catanzaro, che ha ammesso di aver corrotto un funzionario ticinese. «Abbiamo aperto un’inchiesta comune con le autorità italiane, un collaboratore dell’Mpc lo ha interrogato. Per il momento, però, è da escludere che il suo caso sia legato all’indagine ticinese sui permessi», ha chiarito Lauber.

Mafia svizzera? - Organizzazioni criminali di origine italiana, di origine est-europea, o ancora vietnamita. Ma una mafia svizzera esiste? «Possono esistere fenomeni di organizzazioni criminali come delle bande, ma un sistema mafioso come quello italiano da noi è impossibile, perché qui manca quel substrato sociale in cui si sono sviluppate le mafie italiane».

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