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CANTONE
24.08.16 - 06:360
Aggiornamento : 09:14

Abusi, la Chiesa evangelica: «A un certo punto tutti sapevano»

Sospeso per molestie in famiglia il responsabile del coro della New Vision. La Procura indaga. Madre e figlia: «Allontanate dalla Chiesa dopo la denuncia».

LUGANO - Una bambina di 12 anni molestata dal patrigno. Una comunità religiosa in cui l'uomo è fra i membri più attivi, assieme alla famiglia, e ricopre un incarico ecclesiastico: è responsabile di un coro. Un pastore che ne viene a conoscenza, e cerca di rimediare allo scandalo. È la trama di un dramma che ha sconvolto una delle tre sedi ticinesi della Chiesa evangelica “New Vision” – 300 fedeli in Ticino. 

Sospeso dall'incarico - I fatti risalgono al 2014 ma emergono solo ora, in giorni segnati da cronache di abusi su fanciulli. Tio.ch/20minuti ha raccolto la testimonianza della minore e della madre – oggi separata dal presunto molestatore e assistita dall'avvocato Cesare Lepori – e contattato il pastore Cristoforo Tirone, guida spirituale e fondatore di New Vision. L'indagine, condotta dal Pp Zaccaria Akbas, è tutt'ora in corso. L'indagato, un 40enne cittadino italiano residente nel Bellinzonese, dopo aver confessato (in parte) gli abusi è stato sospeso dal suo incarico nella Chiesa, che «continua a frequentare solo sporadicamente» afferma Tirone. «Non è tuttavia stato allontanato dalla comunità, anche se ha deciso di non seguire un percorso di accompagnamento spirituale, che gli è stato offerto». 

«Noi isolate dalla comunità» - A non frequentare più del tutto la Chiesa, invece, sono madre e figlia. Le quali affermano di essere state «isolate dalla comunità» e invitate dal pastore «a non parlarne con altri fedeli e a non partecipare più alle cerimonie nei tre centri presenti in Ticino» dopo la denuncia. «Ci siamo sentite abbandonate nel momento del bisogno» protesta la donna. Accuse che il pastore respinge fermamente: «Le orientai semmai verso un altro centro, perché la vicinanza con l'ex marito e i suoi parenti – molto numerosi nella comunità – avrebbe reso impossibile un sereno superamento del trauma, per loro e per tutti». Il caso «è stato choc non del tutto superato per la comunità» conclude Tirone, anche perché «tutto ciò è avvenuto prima dell'intervento della giustizia, il quale ancora non è concluso».  

Come ha reagito agli abusi?

«Quando la madre della ragazzina è venuta da me a raccontarli, ho voluto verificarne l'attendibilità. Di fronte alla confessione parziale dell'allora marito, l'ho sospeso dal suo incarico»

E poi?

«Poi ho cercato di indirizzare la comunità. La voce si era sparsa, purtroppo: tutti sapevano. Questo ha fatto male alla comunità»

Non ha contattato le autorità?

«Ho invitato la vittima a farlo. Capita che un referente spirituale sia confrontato con questi drammi assai prima della Procura: il suo ruolo è offrire supporto. L'ho fatto, avrei voluto fare di più. Evitare il peggio. Ma il peggio era già accaduto». 

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