SVIZZERA / CANTONE
07.08.15 - 14:180

Dramma di Muzzano, "È la superficialità che ci porta a condannare"

Sono oltre 300 i messaggi ricevuti dalle promotrici dell'iniziativa di solidarietà nei confronti della madre della piccola Chayenne

MUZZANO - Sono centinaia le firme in calce a un messaggio di solidarietà rivolto alla mamma della bimba morta tragicamente d'ipertermia in un camping a Muzzano lo scorso 21 luglio. La donna, sotto inchiesta per il decesso della figlioletta, è stata comunque destinataria di parole di conforto, pubblicate ieri a tutta pagina sul quotidiano gratuito 20 Minuten. Ne abbiamo parlato con Solange Pedrini, una delle promotrici dell'iniziativa e prima firmataria.

Qual è l’obiettivo principale dell’iniziativa?

L’iniziativa è nata dalla scoperta che molte persone, in particolare mamme ma non solo, sentono un forte sentimento di vicinanza verso questa madre e hanno un grande bisogno di comunicarlo. Tenerselo dentro, infatti, crea in loro una nuova sofferenza perché si sono immedesimate nel suo stato d’animo.

Perché avete scelto una lettera pubblica su un giornale anziché una missiva privata?

Perché era importante che i lettori vedessero che c’è questa partecipazione. Ciò può dare infatti il coraggio ad altri, in altre circostanze, di esporsi in questo modo. Purtroppo è inevitabile che in futuro capitino altri drammi e, quando ciò accadrà, è cruciale che le persone che li vivono non siano sole e che chi ha dei sentimenti da comunicare loro lo faccia. Per chi vive una tragedia, infatti, rileggere i messaggi di supporto è fondamentale nei momenti di estrema tristezza. Abbiamo scelto la forma della lettera pubblica firmata, infine, per controbilanciare i tantissimi messaggi negativi che, nell’anonimato, compaiono online.

Cosa direbbe a chi, anche fra le madri, trova inconcepibile solidarizzare con questa donna?

Direi che è necessario andare un po’ a fondo perché è la superficialità che ci porta a condannare. A chi lo fa non possiamo che lasciarglielo fare, purtroppo, e permetterci di ricordargli che ci sono già delle istanze legali preposte a esprimere una sentenza.

Da cosa scaturisce secondo lei questo impulso a condannare?

Da un sentimento di superiorità che però non coincide con quella che è la realtà della vita di tutti i giorni. Se si è genitori, infatti, si sa che in certi momenti la vigilanza viene meno e se non accade il peggio è solo perché si è fortunati. Questa donna, invece, è stata sfortunata. Di questo tutti i firmatari sono profondamente consapevoli e per questo riteniamo che la frase “Poteva accadere a tutte noi” sia centrale nel nostro appello.

Cosa pensa personalmente dell’incidente in questione? Non c’è davvero nulla che rimprovererebbe alla madre?

Chiunque di noi si rimprovera un miliardo di cose se capita un incidente e non è affatto immune dalle responsabilità. Quando capita una disgrazia tutti noi dobbiamo riflettere su cosa si sarebbe potuto fare perché non capitasse. La tragedia che ha coinvolto Chayenne non è diversa.

Avete ricevuto reazioni negative per la vostra iniziativa?

I numeri sono interessanti per mettere le cose in prospettiva: su circa 330 messaggi ricevuti, solo tre erano fortemente negativi. Uno addirittura al limite della denuncia. Gli altri erano di supporto e ringraziamento e li faremo arrivare alla madre di Chayenne.

 

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