CANTONE
02.03.15 - 06:090
Aggiornamento : 10.01.18 - 10:20

Lo spettro del restyling antincendio sugli hotel ticinesi

L’obbligo di ristrutturare gli impianti angoscia gli albergatori: “Alcuni Comuni sono troppo fiscali, così ci affondano”

ASCONA - “Oltre 100.000 franchi per rifare l’impianto anti incendio del mio hotel. Assurdo, con tutte le altre spese che ho e considerando il momento di crisi”. Lo sfogo è di un albergatore del Locarnese. Il malumore, nel settore, sarebbe diffuso. Alla base, la direttiva cantonale (e federale) che, già da anni, impone la ristrutturazione degli impianti antincendio negli hotel e negli esercizi pubblici. Ma tra le autorità comunali, incaricate di fare rispettare la legge, c’è chi sembra non capire il periodo difficile del mondo alberghiero. “Al posto di mostrare comprensione - conferma Lorenzo Pianezzi, direttore di hotelleriesuisse Ticino -  alcuni esigono che i lavori vengano svolti in tempi rapidi”.  

Cifre da capogiro - La scala antincendio, le illuminazioni, le bocchette per il fumo, le porte taglia fuoco. Obiettivo: migliorare la sicurezza. Nessuno lo dice apertamente. Ma, in questo preciso momento storico, per molti il fatto di dovere investire migliaia di franchi nel restyling del sistema antincendio rappresenta una seccatura. “E facendoci pressioni, mancano di rispetto alla nostra professionalità”, tuona un albergatore del Luganese. Anche lui ha dovuto spendere parecchio per sistemare la situazione nella sua struttura. Quasi mezzo milione di franchi. “C’è anche chi ha speso di più - ammette Pianezzi -. Un albergatore è arrivato a 750.000 franchi. Tutto dipende anche dalle dimensioni degli stabili”.     

Sensibilità - L’obbligo di rifare il sistema antincendio scatta dal momento in cui un albergatore decide di fare anche solo un minimo restauro nel suo hotel. “Poi - sostiene Pianezzi - spetta alla sensibilità dei singoli Comuni decidere se è il caso di costringere l’albergatore ad agire subito o se, invece, dargli una proroga. È chiaro che questo investimento exta per alcuni albergatori rappresenta un bel problema”.  

Soldi scarsi - È il caso, ad esempio, di tanti piccoli hotel a conduzione famigliare, affiliati a GastroTicino. “Tutti vogliono mettersi in regola - ammette il segretario cantonale Gabriele Beltrami -. E nessuno vuole tragedie. È ovvio. In alcune circostanze, tuttavia, le scadenze dovrebbero essere più consone all’investimento. I soldi sono già pochi. Qualche esercente forse vorrebbe investirli in qualcosa di più visibile per il cliente. Questo non vuol dire che sottovalutiamo l’aspetto delle misure antincendio”.   

Compromessi - Tra i Comuni che hanno deciso di attuare un compromesso c’è Ascona. Dall’Ufficio tecnico sono chiari: “Abbiamo deciso di richiedere agli albergatori un minimo di sicurezza garantito. Siamo consapevoli delle loro difficoltà e vogliamo venire loro incontro”. A lamentarsi, tuttavia, sono proprio anche alcuni albergatori asconesi.  “È chiaro che se uno ha parecchio da sistemare - concludo dall’Ufficio tecnico -, la spesa sarà comunque abbastanza alta”.  

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