TICINO
23.02.10 - 10:340
Aggiornamento : 24.11.14 - 17:57

"Voglia di radar fissi", una ventina i comuni contagiati

Sono già una ventina i comuni ticinesi che hanno fatto richiesta per la posa di un radar fisso all’interno del proprio territorio. Guido Santini, DI: "Lo studio Rapp Trans ha dimostrato che ridurre la velocità dei veicoli vuol dire diminuire i rischi d’incidente"

LUGANO - Un rettilineo che taglia in due l’abitato. Un tratto di strada, con il limite di velocità di 50 km/h ritenuto pericoloso perché “molto frequentato dagli utenti dell’autopostale e dagli allievi, costretti ad attraversare sulle strisce anche e soprattutto negli orari di punta”. Questa la situazione presentata dal Municipio di Claro alle autorità cantonali nella richiesta di posa di un radar fisso inoltrata nelle settimane scorse della quale ha riferito LaRegioneTicino.

Nel mese di dicembre dello scorso anno il Dipartimento delle istituzioni ha presentato i risultati di uno studio durato quattro anni per valutare l’effetto della posa di radar fissi in determinati punti sensibili della rete di strade cantonali. “I dati e le informazioni disponibili indicano che i radar fissi hanno portato ad un’importante riduzione della velocità dei veicoli in transito sulle tratte considerate” si legge nel rapporto presentato a dicembre. Una riduzione della velocità sensibile da parte degli automobilisti che, oltre a portare ad un calo sensibile delle infrazioni, ne ha ridotto anche l’entità. Come spiegato a dicembre non è però possibile fare un correlazione diretta tra la riduzione della velocità ed il calo degli incidenti. “In particolare non si dispone di dati tali da provare la causalità tra installazione dei radar ed evoluzione del numero di incidenti” si legge nel rapporto di dicembre che però ha rilevato una diminuzione del numero e/o della gravità di incidenti laddove è stata realizzata una postazione di radar fisso.

“Sono una ventina i Comuni che hanno formulato un’istanza per ottenere sulla propria giurisdizione comunale un radar fisso. Il Consiglio di Stato ha costituito un gruppo di lavoro interdipartimentale che esaminerà tutte queste domande. Un lavoro che verrà svolto nel corso del mese di marzo seguendo i criteri decisi dal CdS, già utilizzati per le nove postazioni provvisorie già attive” spiega Guido Santini, della Divisione degli interni. Criteri che variano: dalla pericolosità del tratto di strada, all’impossibilità di ridurre la velocità di percorrenza tramite misure di moderazione del traffico o altri sistemi.

A quanto ammontano i costi per la posa di un radar fisso e chi li sostiene?
“Una postazione ha un costo di circa 100 mila franchi ed è una spesa di competenza cantonale. Del totale, circa 20 mila franchi servono per la posa dell’apparecchio, e 80 mila è il costo del singolo apparecchio”.

Se la presenza di un radar fisso porta dei vantaggi effettivi sulla sicurezza, il Cantone può procedere unilateralmente alla sua posa nei tratti che ritiene particolarmente pericolosi?
“Certamente. È competenza del Cantone decidere dove posare un radar fisso, indipendentemente dalla richiesta da parte di un comune. In particolar modo sulle strade cantonali. Le autorità cantonali applicano a se stesso gli stessi criteri che utilizza per analizzare le richieste inoltrare dai comuni ticinesi”.

Esiste una lista dei tratti pericolosi nei quali il Cantone intende intervenire prossimamente?
“Sarà proprio nell’ambito del gruppo di lavoro, nel quale vi sono rappresentanti della Polizia e del Dipartimento del territorio, che verranno individuati i punti più critici, quelli nei quali si registrano il maggior numero di incidenti”.

Cinque vittime e dieci feriti. Il tragico bilancio di inizio 2010 sottolinea la necessità di una maggiore attenzione e prevenzione sulle strade cantonali. Prevenzione che, ricorda Santini, passa anche attraverso la posa di radar fissi. “Lo abbiamo già detto in diverse occasioni e il Consiglio di Stato lo ha ribadito rispondendo ad atti parlamentari, i radar svolgono un ruolo di prevenzione, servono a migliorare la sicurezza sulle strade e non rappresentano un modo di fare cassa”.

 

s.g.

 

Foto apertura: TicinOnline

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