TICINO
22.02.10 - 13:510
Aggiornamento : 25.11.14 - 08:35

A caccia di sperma oltre confine

È ancora crisi di donatori. Il direttore di Pro Crea: "Guardiamo all'Italia". Elia Pallone, ex candidato ticinese a Mister Svizzera ed ex donatore: "Lo rifarei, ma ho già dato troppo…"

LUGANO – Il Ticino andrà a caccia di sperma oltre confine? Se la situazione non migliora, è probabile. Nella Svizzera italiana mancano i donatori. Uomini che mettano a diposizione il loro seme per una procreazione medicalmente assistita. Ne servirebbero almeno 50 all’anno. “Ma adesso ne abbiamo solo una quindicina – dice Luca Jelmoni, direttore di ProCrea centro fertilità della Svizzera italiana, con sede a Bellinzona e Lugano –. Le cose sono migliorate di pochissimo rispetto a un anno fa…”

Insomma, è di nuovo allarme. Perché?
"Le cause sono principalmente due. Nel 2004, a livello nazionale, è stato abolito l’anonimato. Significa che in un certo senso il donatore deve ‘firmare’ le provette. E ciò causa imbarazzo. Poi va anche detto che la legge  da qualche anno a questa parte impone un massimo di otto figli per donatore. Anche per questo non possiamo fare ricorso solo ai 15 donatori che abbiamo a disposizione. Da noi passano circa 1500 coppie all’anno. E 400 necessitano di una procreazione medicalmente assistita in cui è necessario un donatore". 

E come fate allora?
"Acquistiamo lo sperma che ci manca dagli Stati Uniti. Da una banca del seme molto seria e professionale che ci garantisce la massima qualità".

Che requisiti deve avere un donatore?
"Deve avere un’età compresa tra i 18 e i 40 anni ed essere sano. E deve essere ovviamente disposto a sottoporsi a un test che ne garantisca l’idoneità. Le donazioni vengono fatte presso la nostra sede di Lugano. E sono retribuite in modo da coprire almeno le spese di chi si mette a disposizione: 2500 franchi per una ventina di donazioni, di solito racchiuse in un lasso temporale di tre mesi".

Ora, per invertire la tendenza, intendete puntare sulle province del nord Italia…
"Sì. In parte già lo facciamo. Non dimentichiamo, tra l’altro, che l’80% delle coppie in difficoltà che si rivolgono a noi proviene proprio dall’Italia, Paese in cui la procreazione medicalmente assistita è vietata. È chiaro che per uno di Como psicologicamente può sembrare meno imbarazzante recarsi a Lugano per fare una donazione di sperma. Ecco perché colgo l’occasione per rinnovare l’invito a farsi avanti a chi abita nelle zone di confine. Le richieste sono sempre parecchie. E mettersi a disposizione significa anche essere solidali con delle persone che, da un certo punto di vista, hanno avuto meno fortuna".

Elia Pallone: “L’ho fatto soprattutto per i soldi”

Ha fatto il donatore di sperma per circa sei mesi. Elia Pallone, giovane locarnese balzato agli onori della cronaca qualche tempo fa come candidato ticinese a Mister Svizzera, rivela una nuova pagina del suo passato. “Oggi lo rifarei – sostiene –. Ma non posso. Ho già donato troppo sperma. Potenzialmente potrei già avere contribuito a mettere al mondo otto figli. Se una di queste gravidanze non dovesse andare a buon fine, mi richiameranno e potrò mettermi di nuovo a disposizione”. Elia, proprietario di alcuni chioschi a Locarno, ha deciso di donare il suo sperma per due ragioni. “Certo – ammette –, se hai la possibilità di aiutare qualcuno è una soddisfazione e lo riconosco. Ma io l’ho fatto soprattutto per ragioni finanziarie. È inutile nasconderlo: guadagnavo 150 franchi a volta per fare una cosa che non mi pesava. Le donazioni le facevo a Locarno e quindi non dovevo nemmeno calcolare la trasferta”.  Elia per ora non ha ricevuto notizie su eventuali figli: “Le coppie a cui ho donato il seme, se lo desiderano, possono risalire a me. Per ora però non ho sentito nessuno”.

Patrick Mancini

Foto Keystone / AP PA Journal of Science STR

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