Ticino
12.08.00 - 14:040
Aggiornamento : 13.10.14 - 13:46

PARDO: 2000 Paolo Villaggio sabato sera a Piazza Grande

Paolo Villaggio parla insiema al regista Denis Rabaglia del suo film Azzurro, in proiezione questa sera, sabato, a Piazza Grande.

Palo Villaggio messi da parte i panni di Fantozzi ha incarnato alla perfezione un altro ruolo di vecchio. In Azzurro interpreta la parte di Giusseppe un vecchietto che dopo tanti anni di emigrazione a Ginevra ritorna in Puglia, suo paese originario. La sua unica nipotina Carla di sette anni è cieca ed è in attesa di un trapianto della cornea per riconquistare definitivamente la vista. Il nonno decide allora di portare la bambina a Ginevra e chiedere i soldi necessari per l’intervento al suo ex padrone, Monsieur Broyer, al quale lo lega una antica promessa. Durante il viaggio il nonno elenca alla nipotina alcuni stereotipi della bellezza della Svizzera: la precisione, l’ordine, la pulizia. Nonostante Giuseppe abbia lavorato tantissimo e abbia condotto una vita di sacrifici la Svizzera resta per lui un terra paradisiaca. In realtà molte sono le cose cambiate da quando lui la abitava. L’impresa Broyer è passata nelle mani del figlio che di vede confrontato con la recessione. Il vecchio padrone è introvabile e la moglie sembra rassegnata al suo destino. Abbiamo incontrato il regista Denis Rabaglia e Paolo Villaggio alla conferenza stampa. Ed ecco cosa hanno detto a proposito del loro film.

Che effetto le fa essere qui stasera a Piazza Grande?
Denis: Mi fa molto onore perché ci tenevo. Qui a Locarno siamo in bilico tra due cultura: siamo un po’ italiani e un po’ svizzeri e io stesso appartengo alle due culture quindi sono molto interessato a vedere la reazione che suscita il mio film su questa piazza. Sono un po’ teso, anche perché è stato un grosso lavoro: mi è stato detto sin dall’inizio di abbandonare gli intellettualismi per fare un film di sentimenti, di aprire il mio cuore e credo di esserci riuscito. Il film è stato un viaggio anche per me: credevo di conoscere bene sia gli svizzeri sia gli italiani ma mi sono accorto che ho imparato nuove cose che non conoscevo dall’incontro-scontro di queste due culture.

Villaggio: Io credo che Denis essendo in Svizzera da molte generazioni abbia dimenticato quali siano stati i problemi seri degli italiani che durante gli anni cinquanta e sessanta sono venuti in Svizzera. Io sono un italiano che si è informato e come tutti gli italiani non abbiamo mani capito che i nostri immigrati hanno vissuto una realtà incredibile la stessa che oggi vivono i portoghesi e i turchi. La parte più importante del film non è quella dove si piange, anche se devo dire che ho pianto due volte, ma quella di aver raccontato l’essenza dell’avventura emigratoria qui in Svizzera: sono stai ghettizzati, hanno lavorato come bestie, non potevano portare la loro famiglia in Svizzera, eppure il vecchio Giuseppe e tutti gli emigranti italiani conservano un ricordo positivo della Svizzera, come di un paese del Paradiso, quando poi loro vivevano in situazioni infernali. C’è un momento in cui il protagonista, quando si scoraggia perché i soldi per l’operazione non li trova, dice “Vaffanculo alla Svizzera!”: non so come reagiranno di fronte a questa battuta gli svizzeri. A Zurigo o a Basilea forse impiccheranno il regista. Voglio anche dire che nessuno di noi italiani aveva il benchè minimo sospetto che gli italiani in Svizzera fossero considerati cittadini di seconda classe. Credo che oggi questo accade per portoghesi o turchi.

Qual è il momento più emozionante del film?
Villaggio: Quando Giuseppe dice che siamo noi che abbiamo costruito tutto e siamo noi che abbiamo sofferto. Ma anche quando c’è il riconoscimento del figlio che Giuseppe aveva concepito molti anni prima con la moglie del padrone. Io non vado mai al cinema, odio il cinema, però ho pianto in alcuni momenti del film, mi sono commosso.

Denis: Questa battuta “siamo noi che abbiamo costruito la metà delle case di questo paese, ma noi non possiamo vivere in queste case” ci tengo a precisare che l’ho presa da un film documentario di un regista svizzero Alexandre Sailer “Siamo italiani”. Il film è una commedia sentimentale, per alcuni anche un po' melodrammatica, ma vorrei ricordare che le baracche dove abbiamo girato sono barracche vere dove una volta abitavano gli italiani. Oggi ci abitano dei portoghesi e per girare le scene in quelle baracche abbiamo messo per alcuni giorni i portoghesi negli alberghi di lusso ed erano contentissimi. Anche se il film è una favola ci sono molti elementi di realtà.

Anche l’Italia è paese di immigrazione però.
Villaggio: Sì è vero, basta guardare le ondate di albanesi. Ed è vergognoso che attualmente la destra e la sinistra stanno pensando se sparare agli scafisti albanesi o impiccarli fra due anni. Il Papa non ha mai detto che sono nostri fratelli e non li ha mai difesi.

Ancora un ruolo di vecchio per Villaggio.
Sì. Da giovane ho fatto ruoli da comico poi da Fellini in poi ho sempre fatto il vecchio: con la Wertmüller, con Olmi, con Monicelli, e a forza di farlo mi sono reso conto che sono diventato inevitabilmente più vecchio e ora cosa faccio in teatro? Una pièce che si intitola “Delirio di un povero vecchio”. Insomma mi sa che sono diventato vecchio.

di Sal Feo

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