AFP
SVIZZERA
18.08.21 - 13:000
Aggiornamento : 13:34

Afghanistan: in Svizzera c'è posto per i collaboratori locali della Confederazione

È il personale della presenza elvetica a Kabul coi familiari. Si rinuncia all'ammissione di un gruppo più folto

BERNA - Dopo l'avvento al potere dei talebani in Afghanistan, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha temporaneamente chiuso l'ufficio di coordinamento della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) di Kabul, che nella situazione attuale non è in grado di adempire i suoi compiti. Tre collaboratori svizzeri, partiti dalla capitale afghana la scorsa domenica, sono giunti in Svizzera ieri sera.

Ma ora si tratta di espatriare anche il personale locale dell'ufficio di coordinamento: sono una quarantina di collaboratori locali, che saranno accolti nel nostro paese assieme ai loro familiari più stretti. Dell'azione umanitaria beneficerebbero pertanto circa 230 cittadini afghani. Saranno ammessi nell'ambito del contingente di reinsediamento di 800 persone approvato dal Consiglio federale per il 2021.

A questi sarà concesso l'asilo non appena giunti e registrati nel paese: in quanto collaboratori della DSC, hanno già comprovato la propria identità e superato i controlli di sicurezza.

«In seguito alla attività svolta - fa sapere oggi il Consiglio federale - i collaboratori di Stati e organizzazioni occidentali potrebbero infatti essere in pericolo dopo l'avvento al potere dei talebani». La Confederazione, quale datore di lavoro, ha pertanto «il dovere di assistere i collaboratori locali».

Le richieste individuali - Riguardo all’accoglienza di altre persone - ricorda il Governo federale - il diritto svizzero prevede la possibilità di chiedere un visto umanitario presentandosi di persona in una rappresentanza svizzera all'estero. Il legislatore ha definito con precisione i criteri per il rilascio di un visto del genere: va dimostrata una minaccia concreta, diretta e seria. Secondo la prassi corrente occorrono inoltre rapporti stretti e attuali con la Svizzera; per i familiari più stretti esiste la possibilità di un ricongiungimento familiare secondo le disposizioni ordinarie.

Sulla base di questi criteri, il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) valuterà altre richieste di ammissione individuali provenienti dall'Afghanistan. Per il momento la Confederazione rinuncia invece ad accogliere un gruppo più folto di cittadini afghani: da un lato le informazioni precarie non consentono ancora d'individuare l'eventuale necessità di un reinsediamento, dall'altro la situazione caotica delle partenze dall'Afghanistan rende impossibile un tal intervento anche in termini operativi.

Le domande d'asilo presentate da cittadini afghani in Svizzera sono esaminate dalla
SEM in procedura ordinaria; chi è in pericolo continua comunque a ottenere l'asilo o l'ammissione provvisoria. Vista la situazione in loco, la Segreteria di Stato della migrazione aveva già deciso l'11 agosto 2021 di sospendere fino a nuovo avviso l'esecuzione degli allontanamenti passati in giudicato.

L'invito della Confederazione - «Il Consiglio federale si dice preoccupato per la grave instabilità in Afghanistan, all'origine delle sofferenze della popolazione afghana e del crescente numero di sfollati alla ricerca di sicurezza e protezione. Invita con fermezza tutte le parti coinvolte a rispettare il diritto umanitario internazionale e i diritti dell’uomo».

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