Keystone - foto d'archivio
SVIZZERA
05.10.20 - 13:030

«Niente doppio passaporto per chi ci rappresenta»

Torna alla ribalta la proposta, da parte del consigliere nazionale UDC Andreas Glarner

Con gli attivisti per il clima davanti a Palazzo Federale, Glarner ha puntato il dito contro la sua collega in parlamento, l'ecologista svizzera-turca Sibel Arslan.

BERNA - I binazionali non rappresenterebbero a sufficienza gli interessi della Svizzera e di chi li elegge. Parola di Andreas Glarner, consigliere nazionale argoviese per l'UDC, che vorrebbe escluderli dalle Camere federali, come indicato dallo stesso ieri in un'intervista alla SonntagsZeitung. Un tentativo esperito anche in passato, ma finora andato a vuoto.

«Qua c'è ordine, non come al tuo Paese» - All'origine di questa presa di posizione, non ancora realizzata al momento mediante uno specifico atto parlamentare come annunciato dallo stesso deputato alle colonne del domenicale zurighese, un diverbio con la sua collega in parlamento, l'ecologista binazionale (CH-Turchia) Sibel Arslan di Basilea Città. Diverbio andato in scena davanti a Palazzo federale in occasione della sessione autunnale del Parlamento, quando gli attivista per il clima avevano occupato Piazza federale.

In un video che ha spopolato sui social e sulle pagine online di numerosi portali (qui su 20 Minuten), Arslan e Glarner discutono animatamente in dialetto svizzerotedesco sull'opportunità di quella manifestazione non autorizzata, con Glarner che a un certo punto ricorda alla controparte la necessità di «garantire ordine e stato di diritto, ciò che non esisterebbe nel suo Paese di origine». Un rilievo che la stessa Arslan non ha preso bene, ricordandogli di «essere svizzera tanto quanto lui» e accusandolo di «scorrettezza».

Lui ribatte alla polemica così - Lo scambio di opinioni tra i due consiglieri nazionali ha sollevato molte polemiche, sui media e sui social, con richieste anche di dimissioni dello stesso Glarner. Quest'ultimo ha risposto con l'intervista di ieri in cui promette di battersi affinché i binazionali non possano più farsi eleggere in parlamento.

Finora non è andata - Non è la prima volta che una richiesta del genere finisce sui banchi dei parlamentari. Qualora Glarner dovesse far seguire gli atti alle parole, non gli sarà facile tuttavia coagulare attorno a sé una maggioranza, anche perché vi sono diversi esponenti del suo stesso partito che possiedono la doppia cittadinanza.

L'11 dicembre 2018, il Consiglio nazionale ha respinto a larga maggioranza un'iniziativa parlamentare del ticinese UDC Marco Chiesa volta a proibire la doppia cittadinanza per i membri del governo. Destino simile un anno prima per una mozione della Lega dei Ticinesi con cui si auspicava di limitare il numero di passaporti dei Consiglieri federali, dei parlamentari o dei diplomatici. Nel suo atto parlamentare, il consigliere nazionale ticinese Lorenzo Quadri ricordava che, in Australia, si erano verificate partenze obbligate sia dal Parlamento che dal governo di deputati e ministri binazionali. La Costituzione australiana vieta infatti agli eletti di avere più di una nazionalità per motivi di lealtà allo Stato. Secondo il deputato leghista, la questione doveva porsi anche in Svizzera, come mostrato dall'elezione dell'allora nuovo consigliere federale, Ignazio Cassis (all'epoca in possesso ancora del passaporto italiano).

Nel 2016, sempre il Nazionale aveva risposto "picche" a un'altra mozione simile, inoltrata dall'UDC, in cui si chiedeva di escludere dalla carriera diplomatica i binazionali. Nel 2009, il nazionale aveva bocciato un'altra mozione democentrista che mirava a privare della nazionalità svizzera quei binazionali resisi colpevoli di gravi crimini o colpevoli di approfittare delle prestazioni sociali senza averne diritto (ora è possibile revocare la naturalizzazione ai terroristi, n.d.r).

Doppia cittadinanza dal 1992 - Nel 2005, infine, il Consiglio federale chiedeva di respingere una mozione dell'allora consigliera nazionale Jasmin Hutter (UDC/SG), con cui si voleva vietare la doppia nazionalità, di cui la Hutter criticava il "carattere opportunista". Il governo ricordava che dal 1992 il diritto svizzero ammette la doppia cittadinanza, senza restrizioni. Un adeguamento realizzato dopo che era stato deciso di accordare automaticamente, dal 1. luglio 1985, il passaporto rossocrociato ai figli di coppie binazionali. Attualmente, sottolineava l'esecutivo, quasi un terzo dei matrimoni avviene tra svizzeri e stranieri. Numerose persone acquisiscono dunque inevitabilmente la duplice cittadinanza per filiazione. Inoltre, oltre il 70% degli svizzeri residenti all'estero hanno la doppia cittadinanza.

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