Keystone (archivio)
SVIZZERA
17.09.20 - 09:580

Il nodo del "profiling" non è ancora stato sciolto

Il tema inserito nella nuova legge sulla protezione dei dati continua a dividere i due rami del Parlamento.

Il Consiglio nazionale ha respinto un compromesso elaborato dagli Stati.

BERNA - Il tema del "profiling" in merito alla nuova legge sulla protezione dei dati continua a dividere i due rami del Parlamento. Al termine di una votazione piuttosto serrata - 98 voti a 88 - oggi il Consiglio nazionale, seguendo la propria commissione preparatoria, ha respinto un compromesso elaborato dagli Stati.

Col termine "profiling" s'intende il trattamento automatizzato di dati degli utenti e del loro uso per valutare alcuni aspetti personali. Si tratta di un'operazione che consente di ottenere accurate analisi di potenziali clienti, per esempio da parte dei negozi online.

L'oggetto, che ora finirà in Conferenza di conciliazione, è protagonista da tempo di un ping pong fra le Camere. Entrambe se ne sono occupate a più riprese: l'ultima volta era toccato agli Stati durante la sessione estiva. La versione dei "senatori" prevedeva una protezione particolare per i cittadini contro alcuni di tipi profilazione con elevati rischi per la personalità o i diritti fondamentali.

La sinistra, insieme ai Verdi liberali e ad alcuni dissidenti degli altri gruppi, era d'accordo con questa versione, ma si è trovata in inferiorità numerica. Gli Stati hanno adottato una via di mezzo soddisfacente che garantisce la certezza del diritto mantenendo un livello di protezione dei dati equivalente a quello attuale, ha affermato vanamente Cédric Wermuth (PS/AG).

La Camera del popolo ha però preferito tornare alla propria variante iniziale, rinunciando dunque a sottoporre il "profiling" a esigenze specifiche, nonostante il parere contrario pure del governo, ribadito in aula dalla consigliera federale Karin-Keller Sutter. Il pericolo è ora che PS e Verdi puntino i piedi in fase di votazione finale, mandando all'aria tutto il dossier.

A nome del gruppo del centro, Marco Romano (PPD/TI) ha definito il compromesso degli Stati un classico «swiss finish» che non porta a nulla, ma anzi crea più incertezza. «È solo burocrazia», lo ha sostenuto Andri Silberschmidt (PLR/ZH). I partiti borghesi hanno respinto tale soluzione anche temendo conseguenze negative per l'economia svizzera.

Un'altra minoranza di commissione, della quale si è fatto portavoce in aula Balthasar Glättli (Verdi/ZH), ha appoggiato invano l'introduzione di un diritto di opposizione in caso di profilazione. La persona interessata deve avere questa facoltà in primo luogo, ha detto il deputato ecologista, aggiungendo che fare causa in seguito diventerebbe molto problematico.

«Buon divertimento ad andare contro Google», ha commentato con un sorriso sarcastico Glättli. Per 105 a 84 però i suoi colleghi hanno respinto l'inserimento nella legge del diritto di opposizione al "profiling".

Infine, è stata mantenuta - per 104 a 87 - una divergenza con l'altra Camera sull'anzianità dei dati riguardo alla solvibilità di una persona. Per il Nazionale queste informazioni devono poter risalire fino a dieci anni addietro, mentre una minoranza si batteva per limitare tale scadenza a cinque anni.

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