Keystone (archivio)
SVIZZERA
19.12.19 - 13:020

I jet pronti a prendere il volo

La Svizzera, popolo permettendo, dovrebbe acquistare nei prossimi anni nuovi caccia da combattimento: le Camere federali hanno eliminato oggi l'ultima divergenza

di Redazione
ats

BERNA - La Svizzera, popolo permettendo, dovrebbe acquistare nei prossimi anni nuovi caccia da combattimento. Dopo essersi messe d'accordo sul principio, oggi le Camere federali hanno eliminato l'ultima divergenza che le separava, decidendo di stabilire al 60% del valore della commessa (sei miliardi di franchi) gli affari di compensazione (offset).

L'ok finale è giunto oggi, prima agli Stati stamattina e poi al Nazionale poco dopo mezzogiorno; le due Camere hanno approvato la proposta elaborata dalla Conferenza di conciliazione, identica a quella difesa dal Nazionale e dalla consigliera federale Viola Amherd, contrari a una percentuale dell'80% come perorato dagli Stati. I "senatori", nel timore di veder naufragare l'intero dossier, hanno quindi ceduto su questo punto.

Le imprese estere dovranno quindi compensare il 60% del valore contrattuale mediante l'assegnazione di mandati in Svizzera (affari offset), di cui il 20% con affari offset diretti e il 40% indiretti nel settore della base tecnologica e industriale rilevante in materia di sicurezza in rami che vanno dall'industria delle macchine, a quella ottica e orologiera, per passare dalla chimica (questa lista è stata voluta dagli Stati ed è simile alla prassi seguita finora dal Consiglio federale, n.d.r).

Inoltre, tutte le principali regioni del Paese dovranno beneficiare, nella misura del possibile, di questa "manna" secondo una chiave di ripartizione fissa: il 65% per la Svizzera tedesca, il 30% per quella francese e il 5% per la Svizzera italiana.

UDC e PLR sconfitti - Nei due rami del Parlamento è stata soprattutto la sinistra, con l'appoggio del gruppo del centro (PPD-PBD-PEV) e dei Verdi liberali sostenuta dalla ministra della difesa, a difendere la percentuale più bassa. Una compensazione superiore al 60% farebbe rincarare eccessivamente l'intero dossier dal costo globale di 15 miliardi di franchi: 6 per i caccia, 2 per il sistema di difesa antiaerea e 7 per l'esercito (questi due ultimi investimenti verranno compensati al 100%, n.d.r); tale somma verrà spesa tra il 2023 e il 2032.

Per la maggioranza, la posizione difesa da PLR e UDC equivarrebbe a un sovvenzionamento ad innaffiatoio per l'industria e una fattura finale molto più salata.

Per diversi "senatori", invece, si trattava di venire incontro soprattutto ai Cantoni romandi, secondo i quali il 60% non garantirebbe un numero di commesse sufficiente alle rispettive industrie. I costi supplementari verrebbero compensati da maggiori posti di lavoro ed entrate fiscali.

Per i sostenitori della versione "massimalista", inoltre, vi sarebbero anche ragioni tattiche per un incremento degli affari di compensazione: favorendo regioni come la Romandia e il Ticino sarebbe possibile convincere il popolo della bontà di questo dossier quando sarà chiamato a votare - la sinistra ha già annunciato il referendum - sul principio di acquistare i nuovi caccia da guerra.

Non pregiudicare voto popolare - Oggi agli Stati, a nome della commissione, Thomas Minder (indipendente/SH) ha messo in guardia i colleghi da un rifiuto del 60%, eventualità che avrebbe impedito al popolo di esprimersi nel 2020 sull'acquisto dei nuovi jet, un principio già accolto dai due rami del Parlamento.

Minder ha insistito sulla necessità che il popolo possa dire la sua, dopo che quest'ultimo ha già respinto nel 2014 l'acquisto dei Gripen svedesi. Spetta agli elettori correggere questa decisione, ha spiegato il "senatore" sciaffusano. In caso di "no" del plenum, ha aggiunto, vi è il rischio che l'acquisto dei caccia finisca nel budget ordinario del Dipartimento della difesa, escludendo così il popolo. "A livello federale non esiste infatti il referendum finanziario", ha spiegato Minder. Un discorso analogo è stato tenuto al Nazionale a nome della commissione da Thomas Hurter (UDC/SH).

Ok su principio, ma non PS e Verdi - Come anticipato, il referendum è praticamente sicuro. Come era prevedibile, infatti, anche il Consiglio nazionale nel corso di questa sessione, al pari degli Stati in settembre, ha approvato (124 voti a 68) il credito di 6 miliardi al massimo per l'acquisto di nuovi caccia.

Sul tipo di velivolo deciderà in seconda battuta il Consiglio federale. Una valutazione sugli aviogetti dovrebbe essere disponibile nella seconda metà del 2020. Un eventuale referendum è previsto per il 27 settembre dell'anno prossimo.

Al più tardi all'inizio del 2021, il Consiglio federale deciderà quale aereo acquistare. A partire dal 2025, i primi modelli dovrebbero sfrecciare nei cieli svizzeri ed entro il 2030 la flotta dovrebbe essere al completo. Gli F/A-18 e i Tiger verrebbero mandati in "pensione" gradualmente.

Nel corso del dibattito alla Camera del popolo, gli ecologisti e il PS non sono riusciti a far cambiare idea al plenum. L'acquisto di nuovi jet da combattimento è stato giudicato inutile, un "lusso" per la Svizzera, tenuto conto della somma prevista.

La maggioranza "borghese", compresi i Verdi-liberali, ha giudicato invece indispensabile l'acquisto di nuovi jet al posto dei vetusti Tiger e degli F/A-18, quest'ultimi ormai entrati in una parabola discendente. Per la maggioranza, la Svizzera neutrale e indipendente ha bisogno di un'aviazione militare credibile ed efficace per la protezione del proprio spazio aereo e, in ultima analisi, per garantire la sicurezza della popolazione e delle sue infrastrutture.

I velivoli candidati - Gli aerei candidati per sostituire i Tiger e gli F/A-18 sono quattro: l'Eurofighter della Airbus (Germania), l'F/A-18 Super Hornet della Boeing (Stati Uniti), il Rafale della Dassault (Francia) e l'F-35A della Lockheed Martin (Stati Uniti). Il Gripen E di Saab (Svezia) è invece rimasto fuori dalla corsa.

Poiché la decisione sul modello non è ancora stata presa, il prezzo esatto per aereo e quindi anche le dimensioni della flotta non sono chiare. Secondo le stime di un gruppo di esperti, il prezzo medio per caccia, compresi armamento, logistica, sistemi, aggiornamenti e altri costi, è di circa 200 milioni di franchi.

Con sei miliardi di franchi dovrebbe quindi essere possibile acquistare 30 nuovi jet. Tenendo conto delle esigenze in fatto di manutenzione e formazione, ciò dovrebbe soddisfare lo scenario di riferimento: il Consiglio federale esige infatti che almeno quattro aerei siano sempre in volo per un periodo di quattro settimane.

L'acquisto di nuovi missili antiaerei è escluso dalla decisione di pianificazione. I due dossier avanzano in parallelo e hanno punti di contatto a livello militare e finanziario. Tuttavia, contrariamente ai piani originari dell'esecutivo, il nuovo sistema di difesa terra-aria (Bodluv) non sarà sottoposto a referendum.

Commenti
 
ATTENZIONE: a causa dell’elevato numero di commenti sui blog e alla difficoltà della redazione di monitorarli, abbiamo attivato un filtro automatico.
La libertà di espressione deve essere garantita da un comportamento civile e rispettoso di ciascun utente.
Chiunque scriverà offese o frasi irrispettose verrà automaticamente bannato con la conseguente cancellazione dell’account.
Potrebbe interessarti anche
TOP NEWS Svizzera
ARGOVIA
1 ora
Strage di Rupperswil, poliziotto nei guai
Un agente condannato per avere trasmesso informazioni confidenziali ai famigliari delle vittime
SVIZZERA
1 ora
Covid, 105 contagi in Svizzera
Positivi al test in frenata domenica. Nessun decesso. I numeri dell'Ufficio federale della salute pubblica
BASILEA
2 ore
Parla l'anziana che ha ucciso Ilias: «Ero disperata»
In aula anche i genitori del bambino. La donna: «Mi pento ogni giorno di quello che ho fatto»
SVIZZERA
3 ore
Gli insegnanti chiedono garanzie
I docenti svizzero-tedeschi e romandi lanciano un appello alle autorità
SVIZZERA
3 ore
«Nessuna ondata di licenziamenti»
Il dirigente della Seco Boris Zürcher è ottimista. «Molte aziende hanno superato bene la crisi»
CANTONE / SVIZZERA
3 ore
Misure efficaci: non c'è stata "l'ondata" di fallimenti
Le cifre del KOF indicano un calo del 21% rispetto allo stesso periodo del 2019. In Ticino i casi si sono dimezzati
SVIZZERA / REGNO UNITO
4 ore
Le grandi aziende svizzere hanno perso 15 miliardi di capitalizzazione
Nel confronto internazionale, però, le aziende rossocrociate se la cavano abbastanza bene
SVIZZERA
4 ore
«Non isoliamo gli anziani a causa del coronavirus»
Un divieto di visita «non è accettabile», secondo il presidente della Società professionale svizzera di geriatria
SVIZZERA
4 ore
Il virus resta nei pensieri di Koch: «Ora temo l'inverno»
Per Daniel Koch le persone si faranno testare meno pensando a una semplice influenza stagionale.
BERNA
4 ore
Un flash mob alla settimana contro la mascherina
L'invito a una protesta sui tram di Berna sta girando sui social. La polizia sta in guardia
Copyright ©2020 - TicinOnline SA  WhatsApp |  Company Pages | Mobile Report

Stai guardando la versione del sito mobile su un computer fisso.
Per una migliore esperienza ti consigliamo di passare alla versione ottimizzata per desktop.

Vai alla versione Desktop
rimani sulla versione mobile