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SVIZZERA
13.06.19 - 13:520

Valore locativo, i direttori delle finanze non vogliono abolirlo

La Commissione dell'economia e dei tributi vorrebbe invece abolire la tassazione per l'abitazione privata e contenere l'indebitamento privato

BERNA - Il progetto del parlamento federale di abolire, parzialmente, la tassazione del valore locativo proprio non piace ai "ministri" cantonali delle finanze. «Globalmente il sistema attuale d'imposizione dell'alloggio è migliore della proposta» sul tavolo, si legge in un comunicato odierno della Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali delle finanze (CDF).

Alla metà di febbraio la Commissione dell'economia e dei tributi (CET) del Consiglio degli Stati ha posto in consultazione fino al 12 luglio un progetto con vari obiettivi, tra i quali ne spiccano due: abolire la tassazione del valore locativo per l'abitazione primaria, una stranezza nel sistema fiscale, e contenere l'indebitamento privato, che in Svizzera ha raggiunto livelli record nel raffronto internazionale. Il progetto è relativamente complesso e presenta numerose varianti.

Il succo è che l'abolizione del valore locativo è compensata da una riduzione delle deduzioni fiscali sia per i cosiddetti costi di conseguimento (come le spese per la manutenzione) sia per gli investimenti destinati al risparmio energetico e alla protezione dell'ambiente sia per gli interessi su debiti privati. In quest'ultimo ambito la CET mette in consultazione ben cinque varianti.

A seconda del livello dei tassi ipotecari, e a dipendenza della variante per la deduzione degli interessi passivi, dalla riforma potranno risultare notevoli maggiori o minori entrate per Confederazione, Cantoni e Comuni. Similmente, i proprietari contribuenti saranno più o meno chiamati alla cassa.

Alla CDF il progetto è andato completamente di traverso. L'attuale sistema d'imposizione dell'alloggio, "regolarmente rimesso in questione da decenni", in realtà è assolutamente adeguato: «non c'è alcun bisogno di modifiche», si legge nella nota.

La riforma della CET presenta aspetti che vanno nella giusta direzione - soppressione delle deduzioni nell'ambito dell'imposta federale diretta, restrizione della deduzione degli interessi passivi - ma contravviene a vari principi costituzionali, non costituisce una semplificazione rispetto alla situazione attuale e peserà sulle casse cantonali.

I "ministri" delle finanze non si limitano a criticare, ma indicano alla CET come correggere il tiro in modo da non ledere la Costituzione. In primo luogo, a loro avviso, è imperativo sopprimere le deduzioni degli investimenti per il risparmio d'energia e la tutela dell'ambiente a livello dei Cantoni. La differenza nell'applicazione di queste deduzioni tra la Confederazione e i Cantoni nonché tra Cantoni genera molti problemi, sia per i contribuenti che per le autorità fiscali.

In secondo luogo va limitata la possibilità di dedurre gli interessi passivi al di sotto della soglia dell'80% del rendimento della sostanza. La riduzione degli incentivi all'indebitamento deve essere praticabile e la più equa possibile, e le opportunità di ottimizzazione fiscale a disposizione dei proprietari di diversi immobili e di capitali vanno limitate.

Infine la CDF chiede di rinunciare all'introduzione di una deduzione per la prima acquisizione di un alloggio. Oltre ad essere inefficiente, pone gravi problemi di applicazione per i cambiamenti di domicilio, per le coppie, le successioni e le donazioni.

Al fine di promuovere la proprietà di un'abitazione privata, la CET propone infatti anche una deduzione ad hoc per chi acquista la prima casa. Nel primo anno dovrebbe ammontare a 10'000 franchi, per poi diminuire gradualmente nell'arco di dieci anni.

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