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SVIZZERA
25.09.18 - 12:020

Adottata la revisione legislativa (edulcorata) sulla parità salariale

Non ci saranno sanzioni contro le società discriminanti. Sempre oggi, il Nazionale ha bocciato l'aumento dell'età pensionabile delle donne a 65 anni

BERNA - Dopo aver adottato le ultime disposizioni ancora in sospeso, il Consiglio nazionale ha approvato oggi la revisione della Legge sulla parità dei sessi che mirano a giungere alla parità salariale. Sempre oggi, la Camera ha bocciato l'aumento dell'età pensionabile delle donne a 65 anni.

In Parlamento si è sempre detto che quando ci sarà parità salariale anche l'età della pensione sarebbe stata armonizzata, ha sostenuto Christian Wasserfallen (PLR/BE). Il bernese ha ricordato come la legge non si concentri solo sulle donne, anche gli uomini sono talvolta discriminati: devono per esempio fare servizio militare e sono spesso perdenti nelle cause di divorzio. Inoltre, la speranza di vita superiore non parla a favore del pensionamento precoce delle donne.

Chiedendo se non si voglia dichiarare guerra alle donne, Isabelle Chevalley (PVL/VD) ha sostenuto che tale legge non permetterà di risolvere come per incanto tutti i problemi legati alla disparità salariale, tanto più che il 99% delle imprese non dovrà redigere il rapporto sull'uguaglianza dei salari tra i sessi come previsto dalla riforma.

«Le donne sono 37 anni che aspettano questa legge», ha aggiunto la consigliera federale Simonetta Sommaruga invitando il Parlamento a non precipitare le cose e ad aspettare il progetto di riforma dell'AVS che il governo sta preparando. In molti hanno poi sottolineato che non è né il modo né il momento giusto per proporre l'innalzamento a 65 anni dell'età pensionabile delle donne.

Oggi, allineandosi agli Stati, il Nazionale ha anche deciso che i datori di lavoro dovranno informare i loro impiegati "per iscritto" sul risultato dell'analisi sulla parità salariale. Una minoranza avrebbe voluto accontentarsi di una informazione "in forma adeguata".

Pure bocciata, con 94 voti contro 89 e cinque astenuti, la proposta di escludere le società quotate in borsa dal pubblicare i risultati dell'analisi sulla parità salariale in allegato al conto annuale.

La camera ha infine confermato la durata limitata delle nuove disposizioni legislative: saranno soppresse dopo 12 anni. La sinistra ha tentato invano di stralciare questo limite temporale.

"È illusorio credere che in 12 anni la situazione potrà essere risolta", ha sostenuto Mathias Reynard (PS/VD). Annunciare la soppressione di una legge ancora prima di conoscerne l'efficacia è una pratica discutibile, ha aggiunto.

Se tra 12 anni il Parlamento constaterà che la parità non è stata raggiunta potrà sempre approntare nuove disposizioni legali, ha replicato Kathy Riklin (PPD/ZH).

Le disposizioni principali previste dalla nuova legge sono state adottate ieri. Tra queste figura l'obbligo, per le imprese con almeno 100 lavoratori, di far svolgere ogni quattro anni un'analisi sull'uguaglianza dei salari tra i sessi, facendola verificare da un organismo indipendente.

Il progetto, che non prevede sanzioni per chi non rispetta la parità salariale, vuole promuovere un cambiamento di mentalità. L'autoregolazione del settore non ha infatti ancora dato i risultati sperati.

Durante il dibattito si è discusso a lungo se aumentare o diminuire il numero dei dipendenti a partire dai quali le società devono far svolgere l'analisi sui salari. La sinistra avrebbe voluto abbassare questa soglia a 50 impiegati, la destra aumentarla a 250.

A favore delle nuove disposizioni hanno votato il centro e la sinistra. Contrari UDC e PLR secondo cui il progetto in discussione non serve per lottare contro le discriminazioni salariali. "Basta far applicare la legge attuale", ha affermato Nadja Pieren (UDC/BE).

La sorte del dossier - che torna ora al Consiglio degli Stati per l'esame delle divergenze - rimane comunque in bilico. La sinistra potrebbe infatti affossare il progetto nelle votazioni finali.

Per Corrado Pardini (PS/BE) "la legge non corrisponde alle aspettative delle donne di questo Paese". Il socialista bernese ha poi affermato di essere in discussione con le donne del suo gruppo parlamentare per decidere se valga ancora la pena di sostenere la legge.

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