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SVIZZERA
04.09.20 - 07:000
Aggiornamento : 08:32

Quando il lavoro ti fa scoppiare, tre su dieci soffrono di stress

Lavorare sereni, questo sconosciuto. Continua ad aumentare il valore medio del Job Stress Index

di Redazione

ZURIGO - Lo chiamano stress da lavoro ed è un indice in crescendo continuo nel mondo occidentale. Sono in aumento i casi, in ogni parte del mondo, in cui lavoratori vessati o stressati dai propri datori di lavoro o anche semplicemente insoddisfatti della propria collocazione e in difficoltà con ritmi e richieste, finiscono per ammalarsi di stress. Per non parlare degli eccessi che portano ai cosiddetti burnout o karoshi (nel mondo orientale) con tanto di tentativi, a volte purtroppo riusciti, di suicidio.

La fondazione Promozione Salute Svizzera ha pubblicato recentemente i nuovi dati sugli indici di stress da lavoro. I dati che sono emersi non sono poi così drammatici ma costituiscono un campanello d’allarme per le aziende che avvalendosi o stressando i propri lavoratori finiscono per avere delle perdite.

Nel 2020 il valore medio del Job Stress Index (da 0 a 100), pari a 50.83, è leggermente superiore e quindi un po’ meno favorevole rispetto a quello rilevato nel 2018 (50.61). Si registra un aumento significativo rispetto ai rilevamenti effettuati nel 2014 e 2016. In media, negli ultimi sei anni, i carichi sul posto di lavoro sono aumentati lentamente ma in maniera costante, mentre le risorse sono diminuite.

Tre persone occupate su dieci in Svizzera ritengono di avere sul posto di lavoro più carichi che risorse utilizzabili per svolgere la propria attività. Nel 2020 la quota di persone emotivamente spossate, pari al 28,7%, è diminuita leggermente rispetto al 29,1% del 2018. Tuttavia, nel 2018 e nel 2020 tale indicatore è aumentato nettamente in confronto al 2014 e al 2016, quando era ancora intorno al 24-25%.

Numeri che diventano soldi, persi, quando si parla di un alto indice di stress lavorativo. La perdita di produzione a livello svizzero causata da problemi di salute ammonta a 48 miliardi di franchi nel 2020. Di questi, il 16% può essere attribuito allo stress lavorativo.

Dato che deve far riflettere è che nell’epoca della digitalizzazione del lavoro, accentuata dal ricorso massiccio allo smart working durante l’emergenza sanitaria covid, la mole di lavoro viene percepita un po’ ovunque come in costante aumento, quindi fonte e causa di stress. Tra il 2018 e il 2020 è stato registrato il maggiore aumento del ritmo di lavoro degli ultimi quattro anni. Un peso che finisce per colpire soprattutto le giovane generazioni, tra i 16 e i 24 anni, quelle più impegnate nel lavoro digitale (42%) e che per questo dichiarano di essere più stressate dai carichi di lavoro in aumento.

La conclusione della fondazione Promozione Salute Svizzera è anche un monito per le aziende: “Una gestione sistematica della salute in azienda può ridurre lo stress legato al lavoro e aumentare la produttività. È quindi nell’interesse degli organi dirigenti delle aziende creare le necessarie condizioni quadro favorevoli alla salute delle loro collaboratrici e dei loro collaboratori”.

In sostanza, se è vero che il lavoro nobilita l’uomo e che si lavora per vivere è altrettanto vero che non si può in nessun modo vivere (male) per il lavoro. Ne hanno tutti da perdere da questa condizione.


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Dal pilota di aerei ai docenti, lo stress è con te
Ci sono delle ricerche in tal senso che cercano di elaborare una sorta di classifica dei lavori più usuranti e stressanti. Tralasciando l’ambito militare e para militare, quello del pilota civile e commerciale è un lavoro che richiede costanti cambi di orari e lunghe assenze da casa, senza dimenticare la grande
responsabilità sulle vite umane. Ci sono categorie forse inattese, come gli organizzatori di eventi e gli addetti alle pubbliche relazioni, sempre a che fare con la gente e gli sbalzi d’umori, così come i tassisti che hanno l’aggravante dello stare nel traffico per gran parte del loro orario di lavoro.
A seconda della loro retribuzione, anche i dirigenti d’azienda hanno grosse responsabilità stressanti sulla buona resa della loro gestione. Gli insegnanti, specie se precari, sono soggetti a stress dall’aver a che fare con tanti studenti e le loro inquietudini. Infine c’è il giornalista, il reporter in particolare, ma qui siamo parte in causa e non vorremmo essere di parte…

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