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SVIZZERA
09.06.20 - 07:570
Aggiornamento : 10:20

La pandemia fa crescere la disoccupazione

Anche in maggio il relativo tasso è salito, raggiungendo il valore più alto dal febbraio 2017

BERNA - Sotto l'influsso delle misure prese per contenere la pandemia di coronavirus la disoccupazione in Svizzera è salita anche in maggio, sebbene in modo meno marcato che nel mese precedente: il tasso ha toccato quota 3,4%, rispetto al 3,3% di aprile e al 2,2% dello stesso periodo del 2019. Si tratta del valore più alto dal febbraio 2017, ma non anomalo se si osservano le serie temporali.

Alla fine del mese erano 155'998 le persone iscritte presso gli uffici regionali di collocamento (URC), 2585 in più in confronto ad aprile, ha indicato stamane la Segreteria di Stato dell'economia (SECO). Su base annua, il numero dei senza lavoro è cresciuto di 54'628 unità (+54%).

In Ticino il tasso si è attestato al 3,9% (-0,1 punti percentuali rispetto ad aprile e +1,4 in confronto a maggio 2019), nei Grigioni al 3,3% (-0,1 e +2,0%). Il cantone trilingue presenta - insieme a Vaud - la crescita annuale più marcata.

Il Ticino - con un tasso che è il settimo più elevato della Svizzera - i senza lavoro erano 6616, 277 in meno di aprile e 2319 in più di maggio 2019. A titolo di confronto, la media annua del 2019 è stata di 4773, quella del 2018 di 4953. I Grigioni hanno 3620 senza lavoro (-152 mensile, +2188 annuo), con una media degli ultimi due anni rispettivamente di 1272 e 1476.

Tornando ai dati nazionali, va rilevato che pur avendo subito un mini-incremento il tasso rimane a livelli contenuti in prospettiva storica. A titolo di confronto gli ultimi dati di maggio erano stati 3,0% (2015), 3,2% (2016), 3,0% (2017) e 2,4% (2018). Le quote di senza lavoro registrate dalla SECO sono comunque tradizionalmente basse: negli ultimi 20 anni il valore mensile più elevato è stato del 4,3%, osservato nel gennaio 2004. Va anche rilevato come i dati sulla disoccupazione non tengano conto di coloro che hanno esaurito il diritto a ricevere le prestazioni e che ad esempio vivono di risparmi o si trovano a beneficio dell'assistenza.

Setacciando in dettaglio le tabelle relative a maggio 2020 emerge che fra i giovani la disoccupazione è del 3,4% (+0,1 mensile, +1,5 annuo); la fascia dei 25-49enni segna 3,7% (+0,1 mensile, +1,4 annuo); i lavoratori ultra 50enni sono al 3,0% (nessuna variazione mensile, +0,8 annuo). I disoccupati di lunga durata (cioè quelli iscritti agli URC da oltre un anno) erano 18'771: 207 giovani, 9622 25-49enni e 8872 ultra 50enni.

Leggendo i dati in base alla nazionalità, gli svizzeri presentano una quota di senza lavoro del 2,4% (nessuna variazione mensile, +0,8 annuo), gli stranieri del 5,9% (+0,1 e +1,5).

I dati diffusi dalla SECO si basano sulle persone effettivamente iscritte agli URC. La definizione è quindi diversa da quella dei disoccupati ai sensi dell'Ufficio internazionale del lavoro (ILO), che opera attraverso sondaggi e che rende nota la sua stima trimestralmente: l'ultima disponibile - pubblicata a metà maggio - dà la disoccupazione in Svizzera nel primo trimestre al 4,5%. Lo scarto fra i due dati - quello della SECO e quello ILO - suscita spesso acceso dibattito.

I disoccupati sono solo una parte del totale delle persone in cerca di impiego: quelle registrate presso gli URC in maggio erano 232'982, 1786 in più rispetto al mese precedente e 56'854 (+32%) in più di un anno prima. In Ticino erano 10'894 (-1,9% mensile, +29,2% annuo), nei Grigioni 4545 (ancora più forti le variazioni: -7,6%, +92,4%).

Si riferisce invece a marzo l'ultima informazione, riguardo alle persone che hanno esaurito il loro diritto alle prestazioni dell'assicurazione contro la disoccupazione: erano 23.

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