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SVIZZERA
31.01.20 - 15:360

Coronavirus: una grande sfida per le aziende svizzere

È comunque una situazione per la quale esistono già piani e procedure

di Redazione
ats awp

ZURIGO - L'epidemia di coronavirus rappresenta una sfida per le aziende elvetiche presenti in Cina a livello di gestione del personale. Da un lato va garantita la continuità delle attività, dall'altro vanno tutelati i dipendenti che devono lavorare in un ambiente ad alto rischio.

«Le aziende non sono completamente impreparate. Hanno piani di emergenza nel cassetto», ha spiegato a Keystone-ATS Philippe Guibert, medico per International SOS, società presente a Ginevra da 35 anni che consiglia sia le aziende sia le organizzazioni internazionali e le organizzazioni non governative in caso di crisi sanitarie.

Sono soprattutto multinazionali come ABB o Georg Fischer che si avvalgono dei servizi di Guibert. Dall'inizio della settimana scorsa, 50 aziende e organizzazioni svizzere si sono già rivolte a International SOS per una consulenza sull'epidemia in Cina, ha spiegato Guibert.

«Gran parte delle domande riguarda l'accesso alle informazioni», ha sottolineato. Ciò è particolarmente importante per i collaboratori che devono recarsi in Cina, ha aggiunto Cédric Fraissinet, il responsabile svizzero di International SOS. «Il coronavirus è un evento grave e occorre mobilitare il maggior numero possibile di risorse per contenerlo rapidamente; questo è il messaggio che trasmettiamo ai nostri clienti».

Tuttavia, non c'è motivo per farsi prendere dal panico. Ci troviamo in una situazione per la quale esistono già piani e procedure. «Tuttavia, consigliamo vivamente alle aziende di evitare viaggi inutili nella regione dell'Hubei», ha precisato Fraissinet. Anche i viaggi in altre regioni della Cina sono tuttavia da evitare secondo raccomandazioni delle autorità locali.

L'infezione con il virus non è l'unico rischio a cui sono esposti i dipendenti. Potrebbero anche essere bloccati o trattenuti da controlli alla frontiera o da misure di quarantena. Questi sono i «danni collaterali provocati dal virus per gli uomini d'affari». Per le piccole e medie imprese (PMI) in particolare potrebbe rappresentare un costo se un collaborare importante dovesse essere oggetto di misure di protezione.

La situazione delle filiali di aziende svizzere in Cina varia a seconda del ramo d'attività. Un'azienda che opera nel settore dei servizi può per esempio ricorrere al lavoro a domicilio per garantire un livello minimo di produttività, riducendo così l'impatto dell'epidemia sulle proprie attività.

Le ripercussioni su un'azienda il cui impianto di produzione è invece chiuso a causa di misure di quarantena potrebbero essere più gravi. Se la fabbrica dovesse ancora funzionare, si potrebbero tutt'al più distribuire mascherine o disinfettanti. Ma non si tratta certo di una panacea.

International SOS mette in guardia ad ogni modo da iniziative affrettate o poco ponderate da parte delle aziende. Un'evacuazione prematura da una zona a rischio potrebbe anche danneggiare l'immagine dell'azienda. Alcune multinazionali hanno rimpatriato i rispettivi dipendenti durante le precedenti pandemie con l'effetto che quest'ultimi non volevano più tornare indietro.

In ogni caso, dal punto di vista giuridico la situazione in Svizzera è chiara: i datori di lavoro hanno il dovere di prendersi cura della salute dei dipendenti e di proteggerli con le misure necessarie.

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