Keystone
SVIZZERA
19.09.19 - 15:090

Tassi e franchigie: i sindacati accusano, casse pensioni preoccupate, banche soddisfatte

Molte e variegate le reazioni alle decisioni odierne della Banca nazionale svizzera. Jordan difende le sue scelte

BERNA - La Banca nazionale svizzera (BNS) si mostra debole e piegata al volere delle banche: lo sostiene l'Unione sindacale svizzera (USS), che critica le decisioni odierne dell'istituto guidato da Thomas Jordan e auspica misure risolute contro il franco forte.

«Il franco è tuttora fortemente sopravvalutato», afferma la centrale sindacale in un comunicato. Considerato che si stanno offuscando le prospettive congiunturali per l'industria d'esportazione è ancora più necessario intervenire contro il rafforzamento della valuta elvetica. «La BNS deve impegnarsi in modo offensivo per un corso del franco adeguato», sostiene l'USS.

Secondo la federazione sindacale la decisione odierna di allentare gli interessi negativi per le banche - aumentando la soglia sotto la quale non vanno pagati, nei conti giro che esse detengono presso la BNS - «è un ulteriore segnale di debolezza». Così facendo infatti l'istituto «segnala che è pronto a cambiare la sua politica monetaria se aumenta la pressione da parte della piazza finanziaria».

In tal modo però secondo l'USS viene indebolita l'efficacia dei tassi negativi. A differenza dell'AVS e delle casse pensione, le banche e gli investitori privati sono più flessibili per quanto riguarda gli investimenti in valuta: il tasso negativo dovrebbe essere applicato soprattutto nei loro confronti.

L'AVS e le casse pensioni dovrebbero invece beneficiare di eccezioni più ampie: essendo obbligate a pagare le loro prestazioni in franchi devono investire gran parte del loro denaro nella valuta elvetica. Per l'USS il fondo AVS va completamente esentato dal pagamento di interessi negativi: gli introiti di questo «balzellox devono inoltre essere versati alle casse pensioni, per compensare il calo delle rendite.

Jordan: «Non abbiamo reagito alla pressione delle banche» - La Banca nazionale svizzera (BNS) ha reagito alle pressione delle banche, aumentando la soglia degli importi sotto la quale esse non devono pagare interessi negativi? «No, assolutamente no», ha risposto dal canto suo il presidente Thomas Jordan.

«Per principio non agiamo mai sotto pressione», ha sostenuto il 56enne in dichiarazioni rilasciate alla radio SRF. L'istituto centrale si preoccupa solo dell'interesse generale del paese, ha aggiunto.

«Abbiamo adattato il sistema affinché possa esser applicato in maniera sostenibile nel tempo», ha proseguito Jordan. A suo avviso infatti il quadro generale caratterizzato da bassi tassi durerà ancora a lungo. «Vogliamo incassare con i tassi negativi esattamente quanto serve per avere un effetto sul mercato, non di più», ha concluso.

Aumento delle franchigie sui tassi negativi: banche soddisfatte - Come era prevedibile la decisione della BNS di aumentare la soglia sotto la quale le banche non devono pagare interessi negativi viene tuttavia accolta favorevolmente dagli istituti.

L'adeguamento va «nella giusta direzione» e mostra che la BNS tiene conto della situazione, ha indicato all'agenzia Awp l'Associazione svizzera dei banchieri (ASB).

«I tassi di interesse negativi continuano ad essere un pesante onere per le banche e hanno conseguenze negative per l'economia elvetica e i cittadini», sostiene l'ASB. Al momento non è possibile dire se gli istituti rinunceranno a ripercuotere gli interessi negativi sui piccoli risparmiatori. «Spetta in linea di principio a ciascuna banca decidere in materia».

Anche l'Unione delle banche cantonali svizzere ha accolto positivamente l'aumento delle franchigie.

Casse pensioni preoccupate: «La politica intervenga» - Le casse pensioni e i fondi svizzeri guardano infine con preoccupazione al perdurare degli interessi negativi e invitano il mondo politico a intervenire con correttivi per assicurare la stabilità del sistema.

«L'impasse delle riforme nel primo e secondo pilastro, correlata con la crescente aspettativa di vita, mette sotto pressione il sistema pensionistico elvetico», affermano in un comunicato congiunto odierno l'Associazione svizzera degli istituti di previdenza (ASIP), la Conferenza degli amministratori di fondi di investimento (KGAST) e l'Associazione di previdenza Svizzera (APS).

Dal 2015 si è inoltre aggiunto il problema degli interessi negativi. Con la decisione odierna della BNS - che ha lasciato al -0,75% il tasso guida - la pressione continua ad essere elevata, viene rilevato.

«Invece che garantire il livello delle rendite attraverso riforme, il mondo politico rimane a guardare come gli interessi negativi riducano ulteriormente gli averi di vecchiaia tenuti sotto forma di mezzi liquidi», osservano ASIP, KGAST e APS. Gli interessi negativi - ricordano le associazioni - hanno un influsso diretto sulla performance. Pesano anche, per le fondazioni di previdenza e investimento, balzelli quali la tassa di bollo e l'imposta sul valore aggiunto.

«Le organizzazioni guardano a questi sviluppi con preoccupazione e si appellano alla politica e alle autorità affinché pensino all'impatto degli interessi negativi e delle fiscalità sul sistema di previdenza, di modo che possano avviare riforme».


 
 

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