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ZURIGO
25.04.19 - 07:360
Aggiornamento : 11:51

UBS, l'utile scende del 27%

«Siamo in linea con le iniziative strategiche presentate in ottobre», ha affermato il CEO del numero uno bancario svizzero, Sergio Ermotti

ZURIGO - UBS ha registrato nel primo trimestre del 2019 un utile netto di 1,14 miliardi di dollari, in calo del 27% su base annua. Lo comunica la grande banca, precisando che nel risultato dello stesso periodo del 2018, molto solido, era anche confluito un credito di 241 milioni legato alla sua Cassa pensione in Svizzera.

L'utile ante imposte - si legge in una nota odierna - è sceso del 26% a 1,55 miliardi, mentre il rapporto costi/ricavi rettificato è stato del 77,9%. Le spese operative si sono ridotte del 7% a 5,67 miliardi e i proventi hanno subito una flessione del 12% a 7,22 miliardi, in ragione delle condizioni di mercato difficili e della forte performance realizzata nell'esercizio precedente.

Le difficoltà erano attese e UBS è riuscita tutto sommato a limitare i danni, tanto che ha ottenuto cifre molto migliori di quelle ipotizzate dagli esperti consultati dall'agenzia finanziaria AWP, i quali anticipavano in media un giro d'affari di 6,97 miliardi, un utile prima delle imposte di 1,20 miliardi e un risultato netto di 873 milioni di dollari. In Borsa il titolo è arrivato a guadagnare il 2,3% nei primi scambi.


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La situazione è migliorata «verso la fine del trimestre e nel mese di aprile. Siamo in linea con le iniziative strategiche presentate in ottobre», ha affermato il CEO del numero uno bancario svizzero, Sergio Ermotti, citato nel comunicato.

L'istituto ha comunque confermato le misure di risparmio annunciate recentemente, pari a 300 milioni di dollari, per far fronte al vento contrario sui mercati. Si tratta di cosiddette «misure tattiche», come il rinvio di investimenti. Stando ad Ermotti gli effetti dovrebbero farsi sentire nella seconda metà dell'anno.

Nell'attività chiave, la divisione di gestione patrimoniale Global Wealth Management ha visto scendere l'utile ante imposte del 22% a 863 milioni di dollari, mentre i ricavi operativi sono diminuiti del 9% a 4 miliardi. L'afflusso netto di denaro è per contro salito in un anno da 20 a 22,3 miliardi, per patrimoni amministrati in aumento dell'8% a 172 miliardi soprattutto grazie alla ripresa dei mercati azionari. I fondi in gestione hanno peraltro superato per la prima volta la soglia dei 400 milioni nell'importante regione Asia-Pacifico. Complessivamente i patrimoni amministrati dalla banca sono cresciuti del 7% a 3'318 miliardi di dollari.

La difficile situazione sui mercati dei capitali si è fatta sentire soprattutto nella divisione dell'investment banking, dove l'utile prima delle imposte è calato del 64% a 207 milioni di dollari. I ricavi operativi sono dal canto loro scesi del 27% a 1,77 miliardi.

L'unità Personal & Corporate Banking, che presenta le cifre in franchi, ha realizzato un utile ante imposte stabile a 385 milioni a fronte di ricavi operativi pari a 954 milioni (+3%). Il comparto Asset Management ha dal canto suo registrato un utile prima delle imposte di 103 milioni di dollari e ricavi operativi pari a 178 milioni, cifre stabili rispetto al primo trimestre 2018.

La quota di fondi propri d base (CET 1) è passata dal 12,9 di fine dicembre al 13,0% mentre il requisito di capitale proprio non ponderato (CET 1 leverage ratio) è salito dal 3,77 al 3,80%. Anche queste cifre superano le attese degli analisti, che non avevano previsto miglioramenti.

Il programma di riacquisto di azioni interrotto in seguito alla condanna in Francia dovrebbe riprendere nel corso del secondo trimestre, a seconda delle condizioni di mercato, afferma UBS. Come previsto originariamente, nel 2019 dovrebbero essere riacquistati titoli per un miliardo di dollari. Il dividendo per quest'anno dovrebbe crescere attorno al 5%.

Intanto gli effettivi sono scesi da 85'280 a fine 2018 a 84'485. Come negli ultimi periodi la flessione ha riguardato solo collaboratori esterni, diminuiti di quasi 1'400 unità a 17'000, mentre quelli fissi sono aumentati di circa 400 unità a 67'480. Secondo la banca il rafforzamento dell'"insourcing" migliora l'efficienza ed efficacia.

Quanto all'evoluzione futura i vertici dell'istituto si mostrano prudentemente ottimisti. L'economia mondiale e i mercati dovrebbero riprendersi ulteriormente e stabilizzarsi, anche se a ritmi diversi a seconda della regione e del tipo di investimento. In questo contesto UBS dovrebbe approfittare del suo mix di prodotti e presenza geografica.

Per le due divisioni di gestione patrimoniale Global Wealth Management e Asset Management è atteso un aumento dei ricavi ricorrenti rispetto al primo trimestre 2019 grazie all'incremento dei fondi amministrati. Inoltre anche la pipeline nell'investment banking è ora più piena.

Interrogato durante la conferenza telefonica sulle voci di una possibile fusione delle divisioni di asset management di UBS e Deutsche Bank, il direttore delle finanze Kirt Gardner ha indicato che «non commentiamo simili speculazioni».


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Da parte sua Ermotti, alla domanda se la banca può immaginarsi una partecipazione minoritaria a un'attività, come quella che secondo le voci UBS avrebbe in caso di unione del suo comparto con quello analogo dell'istituto tedesco, ha sottolineato che in relazione ad acquisizioni si agisce in maniera «pragmatica» e si vuole semplicemente avere la soluzione migliore per una determinata attività.

In linea di massa la divisione dell'asset management è ben messa, ha affermato il manager ticinese. C'è grande soddisfazione riguardo alla trasformazione del comparto negli ultimi anni. Essa rientra bene nelle attività complessive della banca e ha una buona posizione in Svizzera e nella regione Asia-Pacifico. In ogni caso la divisione non ha problemi in relazione alla sua grandezza.

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