Keystone
ZURIGO
24.04.19 - 07:330
Aggiornamento : 14:03

Netta crescita dell'utile per Credit Suisse

Nel primo trimestre il secondo gruppo bancario elvetico è cresciuto dell'8% rispetto allo stesso periodo del 2018

ZURIGO - Tra gennaio e marzo il numero due bancario elvetico, Credit Suisse, ha registrato un utile netto di 749 milioni di franchi, in crescita dell'8% rispetto al primo trimestre 2018, indica l'istituto stamani in una nota. Il risultato è il più elevato dal terzo trimestre 2015 ed è chiaramente superiore alle previsioni degli analisti contattati dall'agenzia di stampa finanziaria AWP.

L'utile al lordo delle imposte è aumentato dell'1% a 1,06 miliardi. Si tratta del decimo trimestre consecutivo in cui è stato registrato un incremento su base annua; ciò grazie al fatto che il mix di prodotti ha continuato a dare buona prova anche in condizioni di mercato difficili.

Sono invece in flessione del 4% rispetto a un anno prima i ricavi operativi, scesi a 5,39 miliardi di franchi, mentre le spese sono diminuite del 6% a 4,24 miliardi. L'evoluzione degli affari è stata molto eterogenea: dopo il difficile mese di gennaio e un febbraio in lieve ripresa è seguito un mese di marzo molto solido, in cui è stato raggiunto il secondo maggior livello di ricavi degli ultimi 39 mesi, afferma il Ceo Tidjane Thiam.

Gli analisti prospettavano in media un utile netto di 694 milioni, un risultato ante-imposte di 994 milioni e ricavi di 5,21 miliardi. Poco dopo l'apertura della Borsa svizzera il titolo è arrivato a guadagnare il 4,5%.

La Banca universale svizzera ha generato ricavi pari a 1,38 miliardi di franchi, il 4% in meno del primo trimestre 2018, e un utile prima delle imposte di 550 milioni di franchi (-2%). L'istituto riferisce di un contesto di mercato difficile e di una minore attività della clientela rispetto a un anno prima. I patrimoni in gestione hanno tuttavia raggiunto un nuovo record di 607 miliardi di franchi.

L'amministrazione patrimoniale globale (International Wealth Management) ha registrato ricavi di 1,42 miliardi (+1%) e un utile ante-imposte di 523 milioni di franchi (+8%). Si tratta del risultato più alto dalla creazione dell'unità a fine 2015.

La divisione Asia-Pacifico, molto importante in termini di gestione patrimoniale, ha invece visto scendere i ricavi del 14% a 854 milioni, mentre l'utile prima della deduzione delle imposte è ammontato a 183 milioni di franchi (-22%).

Da parte sua l'unità di investment banking Global Markets, al centro della fase di ristrutturazione portata avanti dal 2015, ha accusato una contrazione dei ricavi del 5% a 1,47 miliardi e un utile ante-imposte in flessione del 4% a 282 milioni di franchi.

Infine la divisione Investment Banking & Capital Markets ha chiuso il primo trimestre con ricavi pari a 356 milioni (-33%) e una perdita prima delle imposte di 93 milioni di franchi, a fronte di un utile di 59 milioni un anno prima.

Complessivamente l'afflusso netto di denaro è ammontato a 35,8 miliardi di franchi, contro appena mezzo miliardo nel quarto trimestre del 2018. La gran parte è tuttavia da ricondurre alla clientela istituzionale in Svizzera, cosa che riflette la dinamica sempre positiva negli affari di previdenza, spiega la banca. Nella sola gestione patrimoniale gli afflussi netti si sono attestati ad appena 9,6 miliardi. A fine marzo i fondi in gestione erano pari a 1'431,3 miliardi di franchi, il 6,2% in più di fine 2018; nella gestione patrimoniale vera e propria erano pari a 786,1 miliardi.

La quota di fondi propri d base (CET 1) è rimasta invariata al 12,6% rispetto a tre mesi prima mentre il requisito di capitale proprio non ponderato (CET 1 leverage ratio) è rimasto fermo al 4,1%.

Per il secondo trimestre e il resto dell'anno Credit Suisse è cautamente ottimista. La dinamica positiva osservata verso la fine del primo trimestre è proseguita su ampia scala in aprile, viene affermato nel comunicato. La fiducia della clientela sta poco a poco ritornando. È tuttavia ancora troppo presto per trarre conclusioni per l'intero esercizio 2019. L'istituto ricorda i timori geopolitici e macroeconomici tuttora esistenti, i cui effetti si sono però già indeboliti. Gli obiettivi per quest'anno sono comunque confermati.

La pipeline delle transazioni negli affari di gestione patrimoniale e nell'investment banking è invece ben piena. Di conseguenza la banca continua a focalizzarsi ad aumentare i rendimenti e a generare un crescente plusvalore per gli azionisti nel 2019 e oltre. Quest'anno e il prossimo il 50% dell'utile dovrebbe essere ridistribuito sotto forma di dividendi - come già noto sono previsti 0.2625 franchi per titolo nell'esercizio in corso e poi un aumento del 5% l'anno - e di riacquisto di azioni proprie.

Il programma di riacquisto lanciato a inizio anno, che per il 2019 e il 2020 verte su 1-1,5 miliardi di franchi ciascuno, è a buon punto. Nel primo trimestre Credit Suisse ha ricomprato 21,3 milioni di titoli per 261 milioni di franchi.

In una conferenza stampa Thiam ha spiegato che nei prossimi anni non sono previste ulteriori soppressioni di impieghi: la ristrutturazione durata tre anni è conclusa. Interrogato sulle varie speculazioni relative al consolidamento del settore in Europa, il Ceo ha escluso grandi acquisizioni: "il nostro appetito per il rilevamento di una banca nell'Eurozona è limitato", ha affermato. Credit Suisse è nella fortunata situazione di aver sede in Svizzera e di non fare parte del problema esistente nella zona euro. Per Thiam l'istituto ha il potenziale per crescere organicamente.

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