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SVIZZERA
17.01.19 - 16:030

Tempo parziale: in 20 anni aumento di 8,4 punti al 36,7%

Più diffuso fra le donne e nel terziario

NEUCHÂTEL - La quota di persone occupate a tempo parziale è cresciuta di 8,4 punti percentuali in Svizzera negli ultimi 20 anni, passando al 36,7% nel 2017. Senza sorpresa i tassi di occupazione inferiori al 100% sono diffusi soprattutto tra le donne, che fanno valere essenzialmente ragioni famigliari. Il tempo parziale è presente soprattutto nel settore terziario.

All'interno dei servizi riguarda più di una persona su due nei rami "attività artistiche, di intrattenimento, attività di famiglie" (62,8%), "insegnamento" (59,1%) nonché "salute e affari sociali" (55,2%), precisa lo studio "Il lavoro a tempo parziale in Svizzera 2017", che come indica il titolo fa il punto della situazione fino a due anni fa, più precisamente al giugno 2017. Gli esperti dell'Ufficio federale di statistica (UST) considerano tempo parziale un tasso di occupazione inferiore al 90%.

Il lavoro a tempo parziale continuerà ad aumentare con la crescita dei servizi e la digitalizzazione, avverte la centrale sindacale Travail.Suisse, contattata da Keystone-ATS per un commento ai dati delle ricerca. «È urgente che il mondo politico riconosca la realtà del lavoro a tempo parziale e faccia cessare le discriminazioni che toccano le persone con questi tassi di occupazione», afferma il segretario sindacale Gabriel Fischer.

Il tempo parziale ha un impatto finanziario negativo sulle rendite del secondo pilastro, limita le possibilità di carriera, gli aumenti di salario e il sostegno alla formazione. Tenuto conto delle difficoltà attuali per le famiglie con bambini, proporzionalmente il lavoro a tempo parziale è troppo diffuso, deplora Travail.Suisse.

Nel secondo trimestre del 2017, in Svizzera lavoravano a tempo parziale 1,7 milioni di persone (36,7%). Il tempo parziale è tre volte più comune tra le donne che tra gli uomini (secondo trimestre del 2017: 59,0% rispetto al 17,6%). Tra il 1997 e il giugno del 2017 la quota di occupazione parziale è cresciuta più velocemente tra gli uomini (+9,0 punti) che tra le donne (+5,4 punti).

La situazione familiare esercita una forte influenza sul grado di occupazione. Le mamme occupate il cui figlio più piccolo ha meno di quattro anni registrano la quota più elevata di lavoro a tempo parziale (82,3%; per i papà che vivono la stessa situazione la quota è del 13,4%). A titolo di raffronto, il 41,4% delle donne con partner ma senza figli lavora a tempo parziale (per gli uomini nella stessa situazione il tasso è dell'11,6%).

La consistente differenza tra uomini e donne si spiega con gli argomenti che inducono le seconde a scegliere un grado di occupazione ridotto: fanno valere in particolare proprio oneri famigliari (2017: 26,5% delle donne occupate a tempo parziale; 6,1% per gli uomini).

Gli uomini dichiarano di lavorare a tempo parziale principalmente per intraprendere una formazione o seguire gli studi (17,5% contro l'8,0% delle donne) oppure semplicemente perché non manifestano un forte interesse per il tempo pieno (17,4% contro il 16,5% delle donne).

A livello europeo la Svizzera presenta una quota molto alta di occupati a tempo parziale. Con il 50,7%, tale tasso è più elevato soltanto nei Paesi Bassi. In tutta Europa una persona su cinque lavora a tempo parziale. Per quanto concerne gli Stati confinanti, il lavoro a tempo parziale è più diffuso in Austria (28,7%) e in Germania (28,2%) rispetto a quanto avviene in Francia (18,8%) e in Italia (18,7%). I valori più bassi sono registrati in Bulgaria (2,4%), Ungheria (4,8%) e Croazia (5,6%). Senza eccezioni, le donne registrano una quota di lavoro a tempo parziale superiore a quella degli uomini.

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