SVIZZERA
17.08.12 - 12:180
Aggiornamento : 25.11.14 - 08:17

Troppi i medici dall'estero, scatta l'operazione "indipendenza"

La Svizzera forma un numero troppo basso di medici e ricorre all'importazione dall'estero di personale già formato e a costo zero. Le cose, però, dovrebbero cambiare...

"I cantoni vogliono limitare la dipendenza dai medici tedeschi". E' questo il titolo che campeggia oggi in un articolo apparso sull'edizione online del Tages-Anzeiger. La tematica, soprattutto in Svizzera Tedesca, è molto sentita e dibattuta. La Svizzera, come avevamo scritto il 20 giugno scorso, negli ultimi anni è riuscita a risparmiare un miliardo di franchi sulla formazione grazie all'importazione di medici dalla Germania.

In Svizzera sono circa 700 le persone all'anno che si laureano in medicina. Troppo poche. Infatti, in Svizzera, i medici operativi sono circa 30mila. Se poi aggiungiamo che oltre la metà delle donne laureate in medicina sono disponibili a lavorare soltanto a metà tempo, mantenere un numero così elevato di medici sembra impresa impossibile. Anche perché la popolazione sta invecchiando e il fabbisogno di personale medico e paramedico è in costante aumento.

La problematica è chiara. La Svizzera non può più permettersi di essere così pesantemente dipendente dai medici stranieri. Questo per ragioni etiche. Risparmiare sulla formazione, importando medici già formati dall'estero, non è ritenuta da tutti operazione corretta. In Germania il risentimento nei confronti dei medici che se ne vanno è sempre più palpabile. Medici che vengono rimpiazzati da personale dell'est europeo. Anche perché, i dati risalgono al 2008, sono stati 917 i milioni di euro spesi dallo stato tedesco per formare medici che poi se ne sono andati in Svizzera.

Il Consiglio federale è da anni che fa pressione sui cantoni per aumentare il numero disponibile di posti nelle facoltà di medicina. Anche la Conferenza dei direttori della sanità cantonali stanno chiedendo ai cantoni di prendere provvedimenti. Finora, però, i Cantoni hanno fatto orecchie da mercante, cercando di evitare ulteriori costi derivanti dal finanziamento per la creazione di nuovi posti di studio. Come si legge oggi sul Tages-Anzeiger, il presidente della Conferenza dei direttori cantonali della Sanità Carlo Conti ha rivelato che si sarebbe compiuto un "passo importante": "Le parti in causa si sono pronunciate per ampliare l'offerta nel campo della medicina". Il documento è stato sottoscritto dai presidenti dei direttori cantonali dell'Educazione e della Sanità, della Conferenza delle Università e dalla Conferenza dei rettori dell'Università.

L'obiettivo è quello di aumentare di 400 unità gli studenti laureati in medicina all'anno. Un numero che secondo Conti sarebbe realizzabile in breve tempo.

In concreto: le università della Svizzera Tedesca dovranno allentare il principio del Numerus clausus per gli studenti che vogliono studiare medicina. In Svizzera Francese, dove non esiste il numero chiuso all'entrata, al primo esame, che si tiene dopo due anni di formazione, la selezione dovrebbe essere meno spietata.

Come si diceva, però, formare un medico costa parecchio. Stando a stime dell'Ufficio federale per la Salute, formare un medico in Svizzera costa attorno ai 450mila franchi, incluse le spese per i posti da mettere a disposizione per i periodi di stage negli ospedali. I costi per creare ulteriori 400 nuovi medici all'anno ammonterebbero a circa 180 milioni di franchi.

"Le università partecipano a questo progetto soltanto se l'aumento dei costi dato dall'aumento di posti di studio supplementari in medicina non vengano poi ad andare a ricadere ad altre facoltà" ha dichiarato Conti. Per evitare ciò bisogna ricorrere ad ulteriori mezzi. Un aumento di spese che si è pensato si possa accollare Cantoni e Confederazione. Il problema è che molti cantoni elvetici, vista la politica di concorrenza fiscale e le difficoltà finanziarie (oggi il Canton Berna ha annunciato un deficit di 400 milioni di franchi), difficilmente riusciranno a racimolare soldi da destinare alle università.

Il presidente della Conferenza delle Università, Christoph Eymann, per questo motivo chiede alla Confederazione di assumersi interamente i costi per il potenziamento delle facoltà di medicina. Eymann chiede che venga approvata una legge federale che possa assicurare posti di studio supplementare, già a partire dal 2014.

Il ministro della Salute Alain Berset non può altro che accogliere favorevolmente la richiesta, anche perché una mozione del Consigliere agli Stati Urs Schwaller accolta dal Parlamento chiede di inserire un numero minimo di posti di studio in medicina con lo scopo di coprire il fabbisogno in Svizzera di medici. Per Schwaller la questione è semplice: "La Confederazione deve partecipare ai costi, ma deve poter anche avere voce in capitolo in materia di formazione medica". Secondo Schwaller i Cantoni dovrebbero rinunciare al loro monopolio di competenza in questo campo.

Settimana prossima è previsto un incontro tra Berset e i rappresentanti dei cantoni e delle università. 

Cantoni e Università hanno ora deciso di allearsi in una strategia comune: Conferenza dei direttori cantonali della sanità (CDS), Conferenza dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE), Conferenza universitaria svizzera (CUS) e Conferenza dei Rettori delle Università Svizzere (CRUS) propongono una dichiarazione di intenti per un aumento degli studenti di medicina e un rafforzamento dei medici di famiglia.

Michael Jordi, segretario generale della CDS, ha confermato oggi notizie in proposito apparse sul "Bund" e sul "Tages-Anzeiger". Esiste in effetti un accordo, anche se il documento non è ancora stato firmato.

Nel testo viene anche chiarito da dove arriveranno i soldi: le parti coinvolte si aspettano "un impegno da parte della Confederazione per accollarsi i costi supplementari delle facoltà di medicina e per le ore supplementari di formazione negli ospedali", ha scritto Jordi in una presa di posizione inviata all'ats.

I costi esatti e le modalità di finanziamento devono ancora essere definite. "Incontri fra la Confederazione e gli altri attori interessati faranno maggiore chiarezza", spiega Jordi. I rappresentanti di cantoni e Università incontreranno preso il consigliere federale Alain Berset e il Segretario di Stato per l'educazione e la ricerca Mauro Dell'Ambrogio. Un primo colloquio è già previsto per settimana prossima, ha reso noto Daniel Dauwalder, portavoce dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP).

p.d'a / ats

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