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ARGOVIA
01.05.21 - 21:450
Aggiornamento : 02.05.21 - 08:23

«Sono convinto che non sia stato mio figlio»

Il 22enne di Windisch ha confessato di aver rinchiuso la vittima nella grotta a Brugg. Ma i genitori non ci credono

Il padre del giovane: «Mio figlio è facilmente influenzabile. Si è sicuramente sentito sotto pressione e ha confessato».

WINDISCH - C'è una vittima. C'è stato un arresto. E ora c'è anche una confessione. Il caso è quello del corpo senza vita trovato agli inizi di aprile del 2020 in una grotta nei pressi di Brugg, nel canton Argovia. Il 22enne arrestato lo scorso 26 marzo ha confessato di essere il responsabile. Ma i genitori del ragazzo non ci credono e restano convinti della sua innocenza.

Per suo padre, intervistato da 20 Minuten, il giovane - che lui stesso descrive come un ragazzo instabile e facilmente influenzabile da altri - «si è sicuramente sentito sotto pressione e così ha confessato». Il corpo della vittima era stato trovato solo un anno dopo la sua scomparsa (avvenuta il 7 aprile del 2019). E la perizia medico-legale ha stabilito che la morte è avvenuta per assideramento.

Il 22enne ha raccontato agli inquirenti di aver rinchiuso il 24enne nella cavità e di aver poi ostruito l'entrata. E proprio su questo aspetto si solleva uno dei dubbi del genitore. La polizia ha infatti confiscato al giovane una pala e un piccone. Ma su questi «non hanno trovato alcun segno. Come avrebbe fatto a ostruire la grotta? A mani nude?», si chiede l'uomo, molto preoccupato per le condizioni del figlio, con cui non hanno più avuto contatti dopo l'arresto. «Non sappiamo come andranno le cose e soprattutto non sappiamo come stia nostro figlio in questo momento».

La loro posizione sarà in ogni caso ascoltata dagli inquirenti. I genitori sono infatti stati convocati dalla polizia e prossimamente rilasceranno una dichiarazione, ma la loro posizione resta chiara. «Sono convinto che mio figlio non l'abbia fatto», ha ribadito il 60enne.

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