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SVIZZERA
19.03.21 - 15:020
Aggiornamento : 19:41

Berna gela la riapertura: «Il rischio è ancora troppo elevato»

Stop alle misure previste dal 22 marzo, se ne riparlerà dopo le vacanze di Pasqua

Alain Berset: «Da fine febbraio la situazione è peggiorata sensibilmente»

BERNA - Non si procederà come previsto con gli allentamenti a partire da lunedì 22 marzo. La conferma arriva oggi da Berna per voce di Alain Berset, in conferenza stampa da Palazzo Federale: «La situazione epidemiologica sta peggiorando, ci vuole ancora un po' di pazienza», ha sottolineato.

Come confermato dal consigliere federale, non ci saranno ulteriori riaperture per Pasqua. È quindi congelata anche la riapertura delle terrazze dei ristoranti così come gli eventi pubblici.

Unica eccezione - I tradizionali pranzi di Pasqua e Pasquetta potranno però tenersi, con un limite massimo di 10 invitati (prima erano 5). Il Consiglio federale raccomanda comunque la prudenza, invitando a incontri fra massimo due economie domestiche, previ tamponi gratuiti.

«La Pasqua non deve essere il Natale di altri paesi» - «Al momento abbiamo la situazione sotto controllo, anche se i numeri sono attualmente in aumento», ha spiegato Berset. «Ma dobbiamo stare attenti con l'arrivo della Pasqua. In Irlanda e Portogallo ci sono stati sviluppi negativi intorno a Natale quando ci sono stati gli allentamenti. Dobbiamo evitare proprio questo».

La situazione sarà riesaminata dopo le feste, il 14 aprile.

Il motivo di questo cambio di rotta è uno solo: è troppo elevato il rischio di un aumento incontrollato del numero delle infezioni, soprattutto considerando la risalita della curva dei contagi seguita alla riapertura degli esercizi commerciali e alla diffusione della variante inglese del Covid.

Dalla fine di febbraio, la situazione epidemiologica peggiora sensibilmente. Il numero dei contagi è in costante aumento e si prevede un loro raddoppio ogni tre o quattro settimane.

«Vogliamo prevenire una nuova ondata» - Il ministro della Salute ha spiegato di voler dare la priorità alla vaccinazione. «Non vogliamo prolungare inutilmente la crisi. Abbiamo sperimentato una forte ondata in ottobre. Ci vogliono dai quattro ai cinque mesi per far calare numeri così elevati. Inoltre, un anno fa ci siamo trovati di fronte a una variante meno contagiosa».

«I numeri stanno raddoppiando ogni tre o quattro settimane in questo momento, quindi stiamo correndo dei rischi. Le vaccinazioni possono aiutare, ma al momento non è possibile fare di più finché tutti i membri del gruppo vulnerabile non saranno stati vaccinati», ha aggiunto Berset. «Per ora abbiamo la pandemia sotto controllo, ma abbiamo già perso il controllo due volte: a marzo e lo scorso ottobre. Stiamo cercando di impedire che ciò avvenga nuovamente».

Criteri non rispettati - Tre dei quattro criteri necessari alla riapertura fissati dal Consiglio federale da più giorni non sono rispettati: il tasso di positività è maggiore del limite del 5%, quello di riproduzione Re è superiore a quota 1 (è dell'1,14) e l'incidenza della malattia su 14 giorni è salita sopra 200 per 100'000 abitanti. Solo l'occupazione dei reparti di terapia intensiva con pazienti Covid-19 è al di sotto del valore soglia.

Ci sono poi indizi secondo i quali le nuove varianti del virus non sono solo molto più contagiose, ma anche più letali. «La mortalità sarebbe più alta del 50%», ha dichiarato Berset citando studi recenti. Queste nuove varianti, inoltre, sono responsabili di oltre l'80% delle nuove infezioni.

Il numero di vaccinati è infine ancora troppo basso per impedire una nuova impennata dei ricoveri ospedalieri. Non sono escluse nuove restrizioni, in caso l'evoluzione dovesse peggiorare.

Vaccino interamente rimborsato - Il Consiglio federale ha infine adeguato la convenzione negoziata dai partner tariffali per il rimborso della vaccinazione contro il COVID-19 da parte dell'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie. L'immunizzazione è rimborsata integralmente: non è prelevata alcuna franchigia, né aliquota percentuale.

Patrick Mathys dell'UFSP ricorda il modello a fasi del governo federale: «Prima vengono vaccinati i gruppi a rischio, poi gli altri. Nella terza fase, tutti coloro che vorranno essere vaccinati potranno farlo senza problemi». In quest'ultima fase inoltre, non dovrebbero essere necessarie ulteriori misure.

Il caso AstraZeneca - Sui vaccini, pesa tra le altre cosa la decisione su AstraZeneca. «Stiamo ancora aspettando che venga approvato. Si sta tenendo conto anche di quanto sta accadendo in Europa con questo vaccino - ha sottolineato Nora Kronig, a capo della Divisione affari internazionali dell'UFSP -. Non importeremo dosi fino a quando non avremo una decisione definitiva. Se la decisione fosse negativa, dovremo attrezzarci di conseguenza».

Test per tutti - Sulla strategia dei test, Mathys ha spiegato quali sono gli obbiettivi futuri: «Non appena saranno disponibili i test antigenici, forniremo tutte le informazioni necessarie. Ovviamente la speranza è in un numero sempre maggiore di persone che si sottoporranno al test».

«Andate in farmacia e fate il test - ha incalzato Berset -. Questa deve diventare un'abitudine prima di incontrarsi».

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