Keystone
SVIZZERA / MALI
09.10.20 - 21:330
Aggiornamento : 22:06

L'ostaggio svizzero in Mali è morto

Ignazio Cassis condanna l'atto crudele ed esprime il più profondo cordoglio ai parenti della donna

BAMAKO - La donna svizzera che era stata presa in ostaggio quattro anni fa in Mali è purtroppo deceduta.

Lo ha annunciato stasera il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). I responsabili del crimine sarebbero membri dell'organizzazione terroristica islamista Jama'at Nasr al-Islam wal Muslim (JNIM), precisa una nota.

La vittima è un missionaria di Basilea, ha detto il portavoce del DFAE Valentin Clivaz su richiesta dell'agenzia Keystone-ATS. La donna, che da anni lavorava come missionaria a Timbuctù, era stata rapita una seconda volta all'inizio del 2016, dopo che analoga sorte le era toccata nell'aprile del 2012. Le circostanze esatte dell'assassinio non sono ancora chiare.

L'informazione è stata fornita oggi pomeriggio dalle autorità francesi a quelle svizzere, aggiunge il DFAE. «È con grande tristezza che ho appreso della morte della nostra concittadina», ha affermato il consigliere federale Ignazio Cassis, citato nel comunicato. «Condanno questo atto crudele ed esprimo le mie più sentite condoglianze ai parenti della vittima». Le circostanze esatte dell'assassinio non sono ancora chiare. Parigi è stata informata dell'esecuzione attraverso l'ostaggio francese recentemente rilasciato, Sophie Pétronin.

Le autorità svizzere, sotto la direzione del DFAE, faranno tutto il possibile per accertare le circostanze esatte del crimine e il luogo in cui si trova il corpo della vittima. Berna tenterà in ogni modo di rimpatriarlo, precisa il DFAE, che intende rivolgersi al nuovo governo di transizione del Mali.

In collaborazione con le autorità maliane e con altri partner, Berna ha lavorato negli ultimi quattro anni per fare in modo che la donna venisse rilasciata e potesse ritrovare la sua famiglia, afferma il DFAE, aggiungendo che i membri del Consiglio federale hanno ripetutamente esercitato pressioni sulle autorità maliane per chiederne la liberazione.

Nella nota si ricorda infine che a tale scopo è stata istituita una task force interdipartimentale sotto la direzione del DFAE, composta da rappresentanti dello stesso dipartimento, dell'Ufficio federale di polizia (fedpol), del Servizio federale di informazione (SIF) e del Procuratore federale (MPC). Anche le autorità svizzere sono state in costante contatto con la famiglia della vittima.

 

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