20 Minuten
Il papà Bashkim e la mamma Ardita, insieme ai due figli
BASILEA
06.08.20 - 23:400

Parlano i genitori del bimbo di sette anni ucciso per strada

Ilias tornava da scuola. Fu ucciso da una 75enne. Senza alcun motivo. Lunedì si apre il processo. Intervista ai genitori

di Redazione
Lukas Hausendorf, Nora Bader, Sal Feo

BASILEA - Sarà una giornata pesante quella di lunedì prossimo per Bashkim e Ardita. La giovane coppia - lui 33 anni, lei 28 - vedrà per la prima volta a processo il volto dell’assassina del proprio bambino, Ilias di sette anni.

Dell’omicidio di Ilias, avvenuto su una strada di Basilea il 21 marzo del 2019, se n’era parlato a lungo. La notizia aveva scioccato l’intera città.

Ilias stava camminando sulla St. Galler Ring. Rientrava da scuola, quando una sconosciuta, una donna di 75 anni lo ha ucciso senza alcun motivo apparente. Due coltellate dietro alla nuca hanno messo la parola fine alla vita del bimbo. La donna - già nota alle autorità - si consegnò spontaneamente alla polizia. 

Lunedì dunque si aprirà il processo nei confronti dell’omicida. Per i genitori di Ilias il dibattimento sarà una specie di test e allo stesso tempo nutriranno almeno le speranze in una giustizia che possa mettere pace un po’ alle loro sofferenze. Bashkim e Ardita hanno accettato, per la prima volta di rilasciare una lunga intervista al portale di 20 Minuten.

Come state attualmente?
Ardita: Non riuscirò mai più a stare meglio, ma dobbiamo pur andare avanti in qualche modo. Abbiamo due figli che ci danno forza, e hanno bisogno di noi. Ma Ilias ci manca ogni secondo, ogni minuto. Senza di lui il mondo si è frantumato.

Bashkim: Dobbiamo continuare a vivere ogni giorno e accettare il nostro destino. I bambini e la famiglia ci danno forza, ma le ferite non guariranno mai. Ora che il processo si sta avvicinando, siamo ovviamente più preoccupati. Siamo abbastanza sconvolti, il processo sarà una nuova esperienza per noi.

Quali sono le aspettative che avete per il processo, e come intendete seguirlo?
A: Non sto leggendo nessun giornale. È una scelta fatta per proteggermi, per poter continuare e andare avanti. Tuttavia al processo ci saremo. Vogliamo vedere in faccia la donna che ha ucciso nostro figlio. Non so come reagiremo.

Finora dunque non avete mai visto la donna di 75 anni che ha ucciso Ilias?
B: No, non la conosciamo e non l’abbiamo mai vista.

A: La vedremo per la prima volta in aula.

Non è colpevole in quanto affetta da un grave disturbo mentale. Come affronterete questo aspetto?
B: Ai nostri occhi è colpevole. Lo ha ucciso. Siamo rimasti ovviamente colpiti quando è uscito fuori che non era colpevole. È una cosa che non ho capito allora, e non la comprendo oggi. Sapeva cosa stava facendo.

A: Per me lei è e resta l’assassina di mio figlio.

Come state elaborando il lutto e la tragedia che vi ha colpito?
A: Abbiamo una grande famiglia che ci sostiene molto. Siamo sempre insieme. La famiglia ci dà molta forza e abbiamo due figli che ci danno anche molto aiuto. Dobbiamo continuare a vivere, i bambini hanno bisogno di noi. Di tanto in tanto l'insegnante scrive e chiede come stiamo. I compagni di classe hanno realizzato dei souvenir per Ilias. Anche l’associazione di aiuto alle vittime è in contatto con noi.

B: Abbiamo cambiato quartiere. Non viviamo più lì dal giorno in cui è successo il fatto. 

Subito dopo il dramma c’è stata una forte dimostrazione di affetto da parte di molta gente. Oltre un migliaio di persone si sono presentate alla manifestazione di cordoglio. La partecipazione popolare è ancora viva?
B: Dopo la marcia funebre, quando le acque iniziarono a calmarsi, divenne più difficile per noi. Ritornare alla vita di tutti i giorni è stata sicuramente la parte più difficile. Ringrazio tutti coloro che hanno preso parte all'evento, ci ha dato molta forza. Siamo rimasti davvero sorpresi e ci sarebbe piaciuto essere presenti. Vogliamo davvero ringraziare tutti coloro che ci hanno supportato, che ci hanno aiutato, che hanno pensato a noi. Lo apprezziamo. 

A: Ci hanno dimostrato che non siamo soli e ci hanno dato molta forza. Ma a essere onesti, per me ogni giorno è difficile.

Siete andati in Kosovo a seppellire Ilias. Come è andata lì?

B: Lì c’era la nostra famiglia. C'era supporto ovunque, non eravamo mai soli. A distanza di tempo e guardando indietro devo dire che tutto è andato troppo in fretta per noi, il funerale, tutto. Eravamo come distratti da troppe cose. Quando tutto è finito ci siamo ritrovati soli, ed è lì che è diventato tutto più difficile. 

Siete tornati sulla tomba di Ilias?
B: Per il suo compleanno volevamo andare a trovarlo, ma non abbiamo potuto per colpa del coronavirus.

A: È stato tremendo.

Quello che è successo ha avuto ripercussioni a livello professionale, ha avuto dei cambiamenti sul lavoro?
B: Quando è successo il fatto, ero nel bel mezzo degli esami finali come operatore sanitario. Non so come ho fatto a continuare. Mi è stato detto che avrei potuto rimandare gli esami di un anno. Ma non ho voluto. Ho preferito andare fino in fondo e ce l’ho fatta. Oggi lavoro con le persone anziane. E continuo a non capire come una persona anziana possa avere così tanta freddezza da uccidere un bambino. 

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